Alessandro de Luyk Marketing, SEO

WEB MARKETING : SEO E SEM
NELLA CODA LUNGA

Tra le tecniche per migliorare la qualità della SEO e della SEM si annuncia, come molto efficace, lo strumento che passa attraverso l’impiego delle parole chiave ed un lavoro di avvicinamento alle medesime  con un approccio che fa perno sulle proprietà della distribuzione della Coda Lunga.

Concetto, quello della Coda Lunga, che abbiamo già incontrato.   Per una sua corretta valutazione suggerisco la lettura del nostro precedente post: SCELTA DELLE PAROLE CHIAVE E STRATEGIA DELLA CODA LUNGA

Una Sinossi

Questa invece è l’occasione per far un percorso nuovo, un breve slalom sul campo da gioco che ci permetterà di scoprire nuove potenziali strategie di grande effetto per un’ottimizzazione dell’attività SEO e SEM proponendo un piano di vendita on line vincente.  Faremo anche un incursione su alcuni concetti non molto conosciuti come il Resonance Marketing (non credo che in italiano abbia una traduzione riconosciuta in letteratura economica).

Immagineremo una Consulenza SEO, nel caso di un e-commerce di beni, con un’ incarico che non si limiterà ad “ottimizzare la campagna” SEM, che in questi termini si estrinsecherebbe perlopiù in un lavoro da agenzia pubblicitaria, ma si proporrà di far transitare il business di un’azienda con fini commerciali, per aprirsi al Mercato Digitale. Quindi proponendo delle ipotesi che travalicano il SEO stricto sensu.

L’articolo è diviso in due parti.   Nella parte corrente arriveremo ad ipotizzare una primo scenario SEO e SEM di web marketing.  Nella seconda parte, dopo una trattazione generale sul Resonance Marketing, passeremo ad elaborare una successiva pratica SEO che include quest’ultimo nella strategia proposta.

Alcune Ipotesi di contorno

Fra le assunzioni, di importanza vitale per proseguire la partita, stabiliamo, da subito, di affrontare uno scenario pratico in cui i prodotti in vendita nel nostro ipotetico e-store, si discostano dal concetto di Commodity .  Con riferimento ai prodotti, ciò da cui andremo a prendere le distanze, è proprio implicito nella caratteristica della fungibilità che è l’impronta distintiva che separa un “prodotto” da una commodity.

Facciamo chiarezza.  In letteratura economica inglese, il Marketing, appiccicando alla commodity il concetto trainante di bene fungibile supera, in senso figurato, la classica nomenclatura delle materie prime (oro, petrolio, farina, ecc.) e vi include, grosso modo, tutto ciò che per il pubblico diventa un bene di consumo che non percepisce come differenziato.  Tale processo viene indicato con il termine di Commoditization ed è un processo dinamico che, ormai, coinvolge un numero sempre maggiore di beni.

Viene spesso citato il caso dei parafarmaci e dei supplementi per dieta come le aspirine, copie del prodotto Bayer ( tutte, tranne l’originale, sono percepite come fungibili dall’acquirente il quale acquista solo per la convenienza del prezzo) oppure certi integratori, ad esempio i minerali come il calcio.

Il modello a cui faremo riferimento dunque è un e-commerce che ha un suo brand, una sua differenziazione e via dicendo.  Ciò assumerà una paradigmatica importanza nel momento in cui andremo a vitaminizzare il nostro approccio, introducendo alcune tecniche di SEO pensate in un ottica di Resonance Marketing.

Inoltre utilizzeremo il termine SEM in modo una po’ (ahinoi) troppo cartesiano.  Intenderemo qui solo le politiche di Web Marketing che si fondano su attività di advertising on line basate sul modello PPC per incrementare la visibilità sui motori di ricerca per ricerche condotte su parole chiave.  Penso, ad esempio, al servizio AdWords di Google. . Tieni anche conto che ho ristretto il campo di azione della advertising on line al solo caso del PPC per parole chiave, ma è un dettaglio.

Chi non ha tempo per leggersi il Post ecco in sintesi il significato di Coda Lunga.

CODA LUNGA (in breve): Se il traffico complessivo di un sito deriva da un gruppo esiguo di parole chiave, in media meno di 15, le quali, da sole, apportano, una quota rilevante del traffico e, al contempo, assitiamo ad un apporto del traffico residuo da un numero molto elevato di parole chiave, siamo davanti ad una distribuzione nota come coda lunga.

L’immagine a seguire pone in ascissa le parole chiave ed in ordinata il traffico.   La forma carattersitica della curva con un andamaneto prolungato ricorda la coda lunga.  L’area sottostante la testa della curva misura il traffico della parole chiave principali è viene indicata come testa.

In efetti, in letteratura, l’idea delle parole chiave della coda implica l’utilizzo di una composizione di 3, 4, 5 o più parole per cui viene, di norma, indicata come Key Phrase in alternativa al termine Key Word.

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Qui prurtoppo non posso usare le parole che usano loro se no si vede che il grafico è copiato dovresti mettere albergo >>  proteine  // albergo in montagna Proteine Whey,

albergo ad asiago con piscina >> Proteine Cioccolato Whey, Proteine con Bcaa Whey

Cerca la tua Coda Lunga

Dove e come cercare i valori per costruire la propria curva ?   Vai su Analytics.

Estrai la lista delle parole chiave SEO e la relativa quota di traffico (impressions) che generano una ad una. Puoi utilizzare le funzioni di calcolo e di generazione dei grafici di Excel per ottenere la curva che si presenterà come una curva approssimata e dunque non continua. In figura il grafico di una distribuzione della coda lunga discreta simile a quella che si ottiene disaggregando i dati del traffico al sito per le parole chiave.

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La coda lunga in una distribuzione discreta.

Ciò che interessa ora sono le parole chiave.   Non solo la loro distribuzione, com’è ovvio dal tema che stiamo trattando in questo articolo, ma proprio le varianti delle parole chiave sul piano semantico.   La SEO non può prescindere da un approccio semantico altrimenti il nostro lavoro risulterà sempre, in qualche modo, incompleto e riduttivo.

Il modello della Coda Lunga, con la sua distribuzione, approssima tanto meglio la realtà quanto più il sito a cui essa si riferisce è ricco di pagine e di contenuti.  Da un punto di vista semantico proprio l’aver rivolto la nostra attenzione ad un sito con prodotti non assimilabili alle commodities ci porta ad un ampliamento del panorama semantico dello stesso.  Ora infatti i prodotti sono differenziabili per vari aspetti, fra cui, ovviamente, anche il brand.

Per proseguire dobbiamo introdurre due concetti:

Le parole chiave di brand o parole branded (Brand Phrases) e le parole chiave di Categoria (Category Phrases).

Le prime sono quelle parole chiave ch contengono il nome del marchio o dell’azienda che le produce come:

Letto ikea, materasso ikea, guanciale ikea, cucina ikea

Ma anche:

Letto contenitore ikea, materasso matrimoniale ikea, guanciale letto ikea, cucina moderna ikea

Sono tutte parole chiave che portano con sé il brand dell’azienda.   Il primo gruppo sarebbe tecnicamente una Brand Key Word ed il secondo una Brand Key Phrase… ma siamo sin troppo esoterici

Invece le parole chiave di Categoria prescindono da questa indicazione sono per esempio :

Letto contenitore, materasso matrimoniale, guanciale letto, cucina moderna

Picture3Confrontando i due esempi sono intuibili, e credo senza necessità di approfondimenti, le seguenti considerazioni:

  1. Le parole branded sono cercate da un soggetto che ha già in mente da chi vuole acquistare. (supponiamo per semplicità che l’intenzione finale sia sempre un acquisto anche se la maggioranza delle volte non lo è!)
  1. Le parole di categoria non solo fanno pensare che chi effettua la ricerca sia più favorevole ad accettare una proposta più allineata al suo gusto o alle sue aspettative di tipo economico piuttosto che quella brandizzata da un certo marchio.
  1. Un buon consulente cercherà prima di tutto di intercettare le parole chiave di categoria o quelle del proprio brand, e solo in un eventuale secondo momento, quando il business è già ben saldo sui binari del successo, eventualmente quelle del marchio dei propri concorrenti. Insomma è mia fondata opinione che una buona strategia SEO promuove un sito di e-commerce prima di tutto lavorando su parole chiave che usano o il brand del merchant o le parole chiave di categoria in modo da non cercare di blandire con un’offerta, ad esempio di un materasso con il proprio marchio proponendolo ad un soggetto che sta cercando un materasso con un brand forte come Ikea.

Poi, in un secondo momento, il SEO potrà essere esteso ad utilizzare parole chiave che intercettino anche le ricerche brandizzate sotto altro marchio, ma solo in una seconda fase.  Sul finire degli anni 90 fece un certo scalpore il fatto che la Hertz e la Avis spendessero capitali enormi on line per fare in modo di apparire sempre vicine nelle SERP per ogni tipo di ricerca on line!

  1. Infine in un processo dinamico ed evolutivo, ci aspettiamo che prima o poi le parole di brand aumentino il volume di click al sito in relazione al traffico complessivo che questo sviluppa (a parità delle altre condizioni di contorno). Se così non fosse allora l’azienda, il marchio ed i suoi prodotti non si stanno facendo conoscere e ciò dovrebbe far suonare un campanello d’allarme.

Perché la distinzione fra parole chiave di brand e quelle di categoria è così importante?

Si constata che molto spesso la maggioranza delle visite ad un sito arrivano da parole chiave di brand. Attenzione a non confondere. Se stai vendendo dei prodotti per la nutrizione sportiva e ti chiami Vistasportiva.it e, tanto il tuo sito quanto il tuo marchio, usano la parola “Vitasportiva” allora le combinazioni  del tipo:

Proteine Vistasportiva, Proteine Cioccolato Vistasportiva, Proteine con Bcaa Vistasportiva

Sono le parole chiave di Brand.  E’ vero però che il tuo negozio on line potrebbe anche vendere prodotti di terze aprti. In quest’ ipotesi avrai dei prodotti identificabili da parole chiave quali:

Proteine Whey, Proteine Cioccolato Whey, Proteine con Bcaa Whey

Tutte parole chiave con il Brand della Whey.  I brand sono, in tale ipotesi sono due: il tuo e quello del produttore.

 

NOTA : Faremo qui un’assunzione non del tutto canonica , perciò,  quando faremo riferimento alle parole chiave di Brand intenderemo il brand in senso ampio quindi, tanto il tuo, quanto quello di altri produttori di cui vendi i prodotti.

 

Cos’ hanno in comune le due famiglie di parole chiave?

Questa è un’ottima domanda.

Il fatto che entrambe sono key phrases alle quali è stato appiccicato il brand induce un effetto immediato sulla dimensione dell’insieme delle SERP che il motore restituirà dopo la ricerca. L’aggiunta del brand riduce  i risultati.

Per esempio nella ricerca per: Proteine Cioccolato, troviamo 533.000 risultati ma se aggiungiamo il produttore, ovvero se cerchiamo Proteine Cioccolato Whey passiamo a 67.700.  Quasi un decimo !

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Non deve quindi stupire se una buona prassi, tanto per la SEO quanto per la SEM, consiste nell’impiegare  parole chiave brandizzate perché così se ne traggono due proficue conseguenze:

  1. un minor sforzo per ottenere un buon posizionamento nella SEO
  2. una miglior targetizzazione dei messaggi abbinati alle parole chiave nella SEM.

Bonus da 1000 punti

Prima di proseguire con il secondo tempo della nostra partita su SEO, SEM e Coda Lunga è utile chiarire un principio metodologico che a mi avviso serve da spartiacque nel mondo del Web Marketing per identificare e separare l’agenzia pubblicitaria dall’agenzia SEO.

Troppo spesso infatti accade che per accalappiare nuovi clienti le agenzie pubblicitarie si propongano in modo poco chiaro giocando sulla promessa di essere artefici di un incrementano drastico del traffico ad un sito (aumentare il traffico significa sempre incrementare le vendite ???) ma presentandosi anche come demiurghi della SEO. Quando poi arriva il giorno di presentare un piano di web marketing, si scopre invece che stanno suggerendo solo delle soluzioni di SEM. Certo c’è sempre, ameno apparentemente, un solido motivo dietro a queste scelte: vengono giustificate con veemenza ma spesso, oltre la veemenza, c’è solo il bla-bla-bla.

La verità è che la SEO è impegnativa, è duro lavoro e richiede competenze multidisciplinari mentre, con la SEM in PPC, basta pagare ed il gioco è fatto. Insomma meglio i soldi facili no?

Ecco allora il Bonus. Quando ricevete una proposta che sia pensata o per aumentare il traffico o le vendite, verificate sempre se e in che misura include una strategia di SEO. Qualora la proposta non abbia contenuti di SEO, ovvero se non si propone di inserire delle parole chiave nuove o non migliora il posizionamento delle vecchie sui motori come Google, Bing, Yandex, ecc., allora avete davanti un’ agenzia.  Non solo. L’agenzia non ha quasi certamente competenze SEO. Insomma signori avete davanti un venditore di pubblicità.

A questo punto verrebbe da dire; beh e allora? Che mi importa basta che il sito venda!

E qui casca al’asino. Il punto non è se conviene più la SEO o la SEM il punto qui è metodologico. La SEM propone una soluzione di breve periodo e a consumo: più spendi più traffico hai. Quando i soldi sono finiti il traffico è finito.

Una buona SEO dura nel tempo e porta traffico anche di medio periodo. Traffico “definitivo” che facilmente si può nutrire anche con attività secondarie non strettamente di SEO. Quando sono finiti i soldi le vendite continuano. Niente male no?

Ci domandiamo allora cosa si deve fare? Non conviene iniziare un’attività di web marketing partendo dalla SEM; passate prima per la SEO.  Lasciate che vengano seminate le parole chiave con la SEO e poi raccogliete i frutti del lavoro svolto.  Nella raccolta si valuta (qui gli amici migliori sono Web Master Tools, sic, ok hai ragione Google Console e Analytics!) il successo raggiunto su alcune parole chiave e il fiasco su altre; almeno ora avete un buon punto di partenza.  Da qui in poi è molto più facile identificare quello che vorrete ottimizzare, duplicare, rinforzare, ecc. , attraverso la SEM, ma solo allora!

Coda Lunga e Parole chiave di Brand e di Categoria

E’ una prassi piuttosto frequente che le parole chiave di brand vadano in vetta alla lista delle key word di maggior successo, ovvero siano quelle che portano maggior visite al sito.   Insomma è molto probabile che anche nel tuo sito la testa della Curva del Traffico includa soprattutto parole chiave di brand.

Le parole chiave di cui parliamo ora ineriscono al vostro Brand ovvero al caso :

Proteine Vistasportiva, Proteine Cioccolato Vistasportiva, Proteine con Bcaa Vistasportiva

L’esempio riportato nell’immagine a seguire concerne il sito di Amazon Italia .  Osserva come le prime parole chiave (ben 8 su 13) contengono il termine “amazon” ed un suo mispelling “amazzon”.

Il traffico generato dalle prime 10 è pari al 59, 33 % del traffico totale. Se vogliamo calcolare il traffico generato dalle parole chiave che contengono il brand tale traffico (già nelle prime 10 posizioni) arriva al 58,91 % del totale.

E non è finita. Resta ancora del medesimo ordine l’osservazione che due parole quali: “kindle” e “cover iphone 6” sono parole di Brand a loro volta.  Rammento ancora che, nel nostro articolo, consideriamo entrambe le classi come parole chiave di brand, senza fare distinzioni.

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Andiamo ora con la memoria alla definizione di Coda Lunga e possiamo concludere che lo scenario seguente è quello più frequente (vedi grafico sotto):

  • Nella testa della Coda Lunga si assiepano le parole chiave di brand ( Branded Key Phrases)
  • Nella coda le parole chiave di brand (Category Key Phrases)

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È una situazione che non ci dovrebbe prendere in contropiede dal momento che , per quanto detto sopra, le parole chiave di brand sono anche quelle che possono posizionarsi più facilmente in testa; sono loro il detonatore del vostro successo di visite (inteso come formula successo =  molti click).

Che dire invece di quello che accade nella coda?

Ancora una volta è meglio cancellare la sopresa dal nostro volto.   Infatti le parole chiave della coda muovono (per ciascuna) pochi click ma tendono ad essere numerose, anche in relazione ad un sito non particolarmente ampio, perché, fra l’altro, intercettano le ricerche più disparate.  Volenti o nolenti non abbiamo mai l’intero controllo (per fortuna ) dei nostri posizionamenti.

Ci sono combinazioni di parole chiave estrapolate dal motore a seguito di ricerche del pubblico per il quale il nostro sito appare in una posizione media anche discreta.  Mai però avremmo immaginato di poter entrare nella SERP per tale combinazione di parole chiave.  Ancora una volta il fenomeno si spiega e si colloca a metà strada fra i meccanismi, anche imperscrutabili, del ranking e della semantica.  Su questo fronte in particolare giocherà un ruolo sempre più rilevante l’effetto dell’ impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi che influiscono sul Ranking, ovviamente mi riferisco a Rank Brain di Google . Ma questa sarebbe la storia di Mr. Ranking ovvero un’altra vicenda.

C’è da stare contenti del nostro posizionamento ?  Beh non molto.

Se il resto del post cercherà di spiegare il perché non ci fermeremo a questo scopo perché cercheremo anche di illustrare una tecnica di antidoto a questa situazione che, altrimenti, vedrebbe una troppo forte dipendenza del traffico generato da un pubblico che già ti conosce.

Nulla di male se sei famoso e conosciuto da tutti come nel caso di Ikea, Alibaba o Amazon ma, se il tuo fine fosse di acquisire nuovi clienti dalla rete, allora la tua strategia di web marketing necessita di una robusta dose di miglioramenti.

Ecco su cosa conviene focalizzare

Il mondo ordinario della vicenda della Coda Lunga è un mondo duale : da un lato la testa (con le parole chiave di Brand) e dall’altro la coda ( con le parole chiave di categoria).  Il brand è il tuo. Più è conosciuto meglio è.  Più è conosciuto più saranno le visite al sito e , grosso modo in una proporzione scandalosamente inferiore alle visite, avrete anche maggiori vendite.  Nirvana!  No, ma c’è motivo di essere felici.

Un piccolo miraggio si dischiude all’orizzonte in quanto in un mondo duale è facile orientarsi.   E, il tuo brand non è il problema.

Invece devi concentrare gli sforzi sulla coda ovvero sulle parole chiave di categoria.  Sono quelle che ti permetteranno di avvicinarti a nuovi potenziali clienti, quelli meno orientati ad effettuare un acquisto condizionato ad un marchio, insomma liberi al 100%, o quasi.  Sono in cerca di qualcuno con cui fidanzarsi e non fanno altro che cercare/aspettare la migliore proposta.   Allora indossa l’abito da festa perché questa è la tua occasione!

TAKE AWAY : Vai alla conquista del tuo pubblico implementando una robusta campagna ottimizzando SEO e SEM anche per le parole chiave di categoria.

Il problema di un approccio SEO / SEM standard

L’ assioma di partenza che condiziona (negativamente) l’azione di molti consulenti, sia SEO che SEM è nella tendenza molto diffusa a cercare di focalizzare la propria azione di marketing sulla selezione di parole chiave di medio-grande successo. Parole che portano ad un numero anche elevatissimo di impressions e dunque vere autostrade del traffico capaci di muovere tonnellate di click.

Problema uno: queste parole chiave sono generiche.

Problema due: chi le cerca potrebbe essere molto lontano dai tuoi obiettivi per esempio sta cercando informazioni o altro ma non ha nessuna intenzione di fare un acquisto..

Tali problemi impattano tanto la SEO quanto la SEM ma in modo diverso.

Per la SEM è facile: basta pagare e si appare nella prima o nella seconda o nella terza pagina (penso qui a Google AdWords) con il proprio annuncio bene in vista.  Qualcuno lo cliccherà probabilmente e avrete una visita sul sito ma non avrete risolto i problemi uno e due.

Morale: la campagna SEM prosciugherà rapidamente i fondi perché le impressions saranno numerosissime ma poco targetizzate.  Soldi buttati dalla finestra perché il tasso di macro conversione sarà ridicolmente basso.

Beh, non stupirti,del resto un’ agenzia pubblicitaria ha una commissione sulla tua spesa e perché mai dovrebbe preservare il tuo budget? Prima lo spendi e prima passi alla campagna successiva, no?

Per il SEO invece entrano in gioco altre forze che discendono dalla resistenza dei competitors, ovvero dei siti che danno l’assedio al motore con le tue stesse parole chiave. Difficile, talvolta impossibile entrare in prima pagina con una parola chiave di uso ampio.  Per il resto, rimangono in vigore i problemi uno e due.

Soluzione I: azione di SEM

A questo punto per la SEM vale quanto già detto nel capitolo: Bonus da 1000 Punti.

C’è spazio per una glossaSpostate l’attività SEM sulle parole chiave di categoria della coda in modo da raggiungere potenziali clienti che non ti conoscono e, dato che pagando hai la possibilità di scegliere liberamente su quali parole chiave investire (preferire dire “spendere”) focalizza sulle combinazioni che possono essere più fruttuose.

Punta, per esempio, a parole chiave che mettono in evidenza prodotti o servizi che sono di maggiore valore aggiunto o su cui hai , per esperienza, un certo maggior appeal sull’acquirente, o che facilitano un cross sale o un upsale o che sono stagionali in quel periodo o che ti caratterizzano, ecc.

Parole chiave più lunghe saranno cercate meno spesso ma ti permetteranno di affinare, in senso semantico, la tua proposta facendola balzare fuori quando, in effetti, corrisponde più da vicino a quello che l’utente cerca.  Inoltre non contenendo riferimenti al Brand saranno offerte a possibili acquirenti meno orientati ad una simpatia verso questo o quel marchio.   Infine, last but not least, saranno (molto probabilmente) parole chiave a minor concorrenza e dunque il prezzo medio per Click sarà più basso con l’effetto immediato di farvi raggiungere un numero maggiore di internauti.

Soluzione II : azione di SEO I

L’approccio SEO tiene invece conto di altri fattori: prima di tutto la concorrenza sulle parole chiave. Ciò detto il suggerimento è : focalizza l’attività sulle Parole chiave di Brand che portano traffico, ovvero le parole che stanno nella testa o in prossimità di essa.   Non si troveranno tutte già lì ma sarà facile creare una mappa di parole chiave brandizzate capaci anche di generare abbastanza traffico potenziale usando i numerosi strumenti (anche gratuiti) disponibili on line.

Vantaggi due:

  • Non avere difficoltà a gestire queste parole chiave perché sono poche e facilmente identificabili (mentre nella coda ne poterete trovare anche decine di migliaia)
  • Non avere eccessiva concorrenza perchè sono parole chiave di Brand.

Se sei un rivenditore (rammento che abbiamo usato qui un’accezione specifica per le parole chiave di brand aggiungendo al caso dei prodotti a tuo marchio o nome anche quelli che rivendi, e dunque sotto il brand altrui) ti capiteranno comunque delle combinazioni di parole chiave difficili da posizionare.  Questa è l’occasione per affrontare e risolvere la vostra attività di SEO ingaggiando un Consulente esterno.

Ora però lo potrai fare con sagacia.  Ti abbiamo fornito gli strumenti per assegnagli una lista di parole chiave che saranno realmente utili al tuo business.

Tale approccio neutralizza una delle più comuni tecniche commerciali dei consulenti SEO, ovvero quella di lasciare a loro di suggerire l’intero (o quasi) paniere di key word da usare per il posizionamento.  Fatto, quest’ultimo, che viene sempre motivato ed illustrato con ottime argomentazioni ma che, ad un analisi lievemente più attenta, nasconde un conflitto di interessi.

Il paniere delle parole chiave non è mai completamente stilato nell’interesse del merchant perché viene costruito, prima di tutto, sulla possibilità di ottenere un buon posizionamento per le medesime.    Detto in modo più appropriato, i consulenti tendono ad avere come first best il posizionamento elevato e come second best l’interesse ad una scelta di parole chiave veramente vantaggiosa per il committente.

E’ anche da sfatare il mito che le parole chiave di brand siano sempre facili da posizionare.

Soluzione III : azione di SEO II

Focalizza poi un seconda attività di SEO questa volta su una cernita di Parole Chave di Categoria. Le dovrai cercare e selezionare attentamente.  Ti viene già il mal di testa?  Un po’ di pazienza arrivati a questo punto merita raccattarla anche negli angoli se necessario perché c’è una buona notizia : sei a buon punto!

Un primo criterio di selezione consiste nell’ evitare di ridondare la campagna SEO con la SEM.  Come fare?

Identificate le parole chiave di categoria che avete pescato dalla coda lunga destinate alla SEM, supponiamo che queste siano:

 (è una Key Phrase, ovviamente)

E identificate le parole chiave sempre di categoria per la SEO, supponiamo siano:

Facciamo allora valere la seguente condizione:

Ciò detto, gli interventi di SEO e SEM, pur agendo nella coda lunga, non andranno a sovrapporsi.

A questo punto non resta che definire un insieme di criteri per la scelta delle parole chiave di categoria, da prelevare dalla coda lunga, che vi saranno utili alla SEO.  Ma come fare?

Buona domanda. Sulla carta sono parecchi.   In questo blog mi sembra interessante ed innovativo trovare una soluzione con un approccio liminare fra la semantica ed il Resonance Marketing.

Per concludere il nostro percorso dobbiamo rinviare però ad un successivo articolo che si apre con un introduzione proprio sul Resonance Marketing.  Il metodo che andremo a sviluppare non è un passpartout universale, non apre insomma le porte del successo per ogni tipo di e-commerce ma è applicabile a numerosi casi concreti.  Ad un attenta disamina risulterà che tanto più i tuoi prodotti si potranno discostare dalla fungibilità tipica delle commodities e tanto più la nostra proposta avrà gli ingredienti giusti per una terapia SEO di successo.

Ce sempre bisogno di ossigeno fresco e di nuovi arricchimenti. L’argomento della SEO e della Coda Lunga è fra i tempi più scalabili che il marketing digitale ci offre. Sicuramente il post può essere molto arricchito con la tua esperienza. partecipa alla conversazione.