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Alessandro de Luyk SEO

SCELTA DELLE PAROLE CHIAVE E STRATEGIA DELLA CODA LUNGA

Parole chiave , parole chiave, parole chiave … cruccio ed il diletto di ogni Consulente SEO.

Per molti le parole chiave sono ancora la prima e principale preoccupazione per raggiungere l’ audience qualificata ad un sito. Una sorta di miraggio sul quale investono tutte le speranze di raggiungere il successo commerciale o promozionale dello stesso.  Non una delle possibili scelte di web marketing , ma la scelta consigliata sempre.  E, data la sua centralità, richiede una cura e attenzione speciale se la si vuole pianificare con una strategia di successo.

Tutti cerchiamo il Sacro Graal della parola chiave perfetta quella che porta tanto traffico e, come un passepartout, ci apre molte porte, e fa schizzare in cielo gli ordini, le vendite, o quantomeno la visibilità del sito.

Insomma una delle pratiche più ambiziose del SEO è di piazzare una parola chiave di grande traffico nei primi 10 posti sui motori di ricerca .

Nota : Da qui in poi per Motori di Ricerca ci riferiremo a Google, ma dovremmo, qui lo dico e qui lo nego , tenere sotto occhio anche Bing e Yandex.  Oggi ci limiteremo a Google.

 

Il POST IN BREVE – UNA SINOSSI

In questo articolo scopriremo cosa si intende per Coda Lunga (Long Tail) e faremo un analisi sulle strategia di posizionamento per il SEO, che includa delle parole chiave da prelevare nella coda lunga.

Vedremo anche che tale strategia è stata di successo per dei siti molto noti e cercheremo delle opportunità anche nell’ambito di progetti di posizionamento per siti di “taglia più modesta”.

Ti proporremo due strumenti per selezionare le parole chiave e cercheremo di dare delle indicazioni su dei criteri di scelta e di metodo per semplificarti la selezione.  Alcuni capitoli sono di approfondimento, te li segnaleremo volta per volta così se hai fretta li potrai saltare .

CENNI SULLA STORIA ED IL SIGNIFICATO DI CODA LUNGA

Fu Chris Anderson caporedattore di Wired America a parlare per primo di Long Tail in merito ad alcune web companies . Accadeva nell’era glaciale di Internet, ovvero nel mese di ottobre dell’anno domini 2004.

In verità il termine “coda lunga” ed il suo significato, almeno in statistica, era piuttosto noto da tempo.  Anderson nel suo articolo ebbe però l’arguzia di innovare la vision che andava in voga allora e fu capace di mostrare al pubblico come il modello di Business di Amazon ( e di altri..) avesse saputo sfruttare appieno una corrente nuova, che nessuno aveva ancora scoperto e che gonfiava le vele delle sue vendite.  Ma qual’era questa misteriosa corrente? Da dove si generava?  Chi la produceva?

Fu grazie alla corrente che Amazon era riuscito ad intercettare che divenne il primo sito di e-commerce capace di imporsi sulla concorrenza nell’editoria libraria degli USA superando, in poco tempo, persino l’inossidabile Barnes and Nobles (da ora in poi B&N)

Per chi non conoscesse il pachiderma multi retail di cui stiamo parlando, intendo B&N, un buon insight ce lo offre direttamente la sezione del suo sito dedicata agli investitori qui

Ora viene la parte interessante.  Anderson spiegò che B&N deteneva circa 130.000 titoli, numero che, intenzionalmente non veniva superato, per ragioni di opportunità economica.  Magazzini più forniti di titoli, necessari e sufficienti a servire i propri negozi distribuiti in tutto il territorio a stelle e strisce, avrebbero necessitato o giacenze di magazzino molto più ampie o una loro delocalizzazione ancora più fitta sul territorio.  Avrebbero significato grossi investimenti e nuovo costi di gestione!

In altre parole se un cliente fosse entrato in uno dei negozi per cercare un “libro raro” quella vendita avrebbe causato una perdita economica all’azienda a causa dei costi troppo elevati per mantenere disponibile quel titolo.  Ovviamente, con il rischio che quel cliente, non servito in pronta consegna, avrebbe poi rinunciato a concludere la compravendita.

Ecco trovato il tallone di Achille della B&N: la fatale debolezza nel loro sistema di vendita!

In pratica B&N aveva convenienza a commercializzarne solo una piccola quota dei titoli disponibili dal mercato americano dell’editoria, e tale quota era pari proprio a 130.000 titoli!. E tutti gli altri?

Tutti gli altri entrarono nell’offerta di Amazon che li intercettò e li offrì in vendita non dagli scaffali del negozio ma nel suo sito on line.  Così Anderson spiegò (mirabilmente) la famosa corrente che gonfiava le vele del business amazzone!

Secondo l’articolo di Anderson, più della metà delle vendite di Amazon arrivano dai titoli dei libri meno venduti ovvero quelli che hanno una richiesta di copie, sul mercato interno, inferiore all’opera meno venduta fra quei 130.000 titoli che sono rintracciabili sugli scaffali di B&N.   Dove B&N non arriva quello diventa territorio di caccia (caccia al compratore) di Amazon, il quale agisce dunque indisturbato ed in regime di monopolio. Niente male no?

Ecco esattamente cosa scrisse nel suo articolo Chris Anderson:

hat’s really amazing about the Long Tail is the sheer size of it. Combine enough nonhits on the Long Tail and you’ve got a market bigger than the hits. Take books: The average Barnes & Noble carries 130,000 titles. Yet more than half of Amazon’s book sales come from outside its top 130,000 titles. Consider the implication: If the Amazon statistics are any guide, the market for books that are not even sold in the average bookstore is larger than the market for those that are (see “Anatomy of the Long Tail“). In other words, the potential book market may be twice as big as it appears to be, if only we can get over the economics of scarcity. Venture capitalist and former music industry consultant Kevin Laws puts it this way: “The biggest money is in the smallest sales.” Tratto dall’articolo di  Chris Anderson disponibile senza censure qui The Long Tail di Chris Anderson

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In altre parole Amazon aggiunge più fatturato ai suoi bilanci vendendo “libri poco richiesti” che best seller!  Veramente straordinario!

Certo meriterebbe, a questo punto, fare una riflessione sui vari aspetti delle fidelizzazione, della soddisfazione del cliente, della targetizzazione degli acquirenti all’interno di questo  panorama che offre di sé un quadro molto più segmentato ora che le vendite arrivano a titoli che hanno tirature limitatissime .

Sulla segmentazione un approfondimento lo trovi qui 

Dovremmo anche considerare come questi fattori influiscono sulle vendita e sul branding di breve e di lungo periodo, ma questa non è la sede per farlo. Tuttavia nel valutare come organizzare un sito per la vendita on line, queste considerazioni diventano molto utili soprattutto in termini di analisi della concorrenza.  Ecco un piccolo suggerimento: guarda cosa fanno i tuoi competitore valuta come una strategia di offerta basata sulla coda lunga possa aiutarti a sbaragliare il mercato.

Ma torniamo ad Anderson.  Nello stesso articolo tira in ballo persino Google.  Questo aspetto non lo possiamo trascurare perché ci sarà utile più avanti. E ci mostra come un’altra grande lezione ce la dà niente meno che il colosso di Mountain View infatti afferma : “Google, for instance, makes most of its money off small advertisers (the long tail of advertising) [..]”

E come fa?  Qual’è la ricetta del successo pubblicitario implicito nel modello di Google?

Google splitta la presenza degli annunci tanto sulla specializzazione delle parole chiave quanto nella localizzazione dell’advertising. La Long Tail di Google per i piccoli advertiser diventa possibile in relazione al fatto che il motore è in grado di offrire pubblicità per un numero immenso di parole chiave ma non solo, anche perché le può geolocalizzare.  Può insomma offrire all’inserzionista la funzione di limitare l’uscita di una specifica parola chiave per gli utenti che si collegano all’interno di un certo territorio.  Per esempio entro il territorio di una provincia.  Ecco un altro modello di business il cui successo è, almeno in parte (ma una parte rilevante), costruito sul concetto di Long Tail.

Anderson conclude così il capitolo:

“By overcoming the limitations of geography and scale, just as Rhapsody and Amazon have, Google and eBay have discovered new markets and expanded existing ones.   This is the power of the Long Tail.”

Chi fosse interessato ad approfondire può procurasi il libro che Anderson scrisse successivamente all’ uscita dell’ articolo. Il libro è The Long Tail 

PRIMO PROBLEMA: L’ EREDITA’ DEL VECCHIO SEO

Un tempo, quando internet era alla sua fase aurorale (non lo è ancora forse?) piazzare in testa ai motori di ricerca una pagina o un sito non era un’impresa per collaudati consulenti SEO.  Con un po’ di fatica si poteva fare.

La strada maestra, gli americani direbbero la best practice, si basava sul seguente metodo di approccio al SEO organico: scegliere la lista delle parole chiave con questo  schema:

  • raccolta di tutte le possibili parole chiave pertinenti con i contenuti del sito;
  • organizzazione in categorie delle medesime;
  • ricerca, fra l’insieme delle parole chiave raccolte, di quelle con più alto potenziale (dunque identificazione del relativo sottoinsieme facilmente rappresentabile con i diagrammi di Eulero – Venn)
  • eliminazione delle parole chiave con poco traffico

Questa strategia girava a dovere in un epoca in cui non c’era tanta concorrenza: i siti erano pochi e le parole chiave non dovevano competere troppo con quelle identiche presenti in altri siti faticando per risalire i risultati nelle SERP

Ma i tempi sono cambiati e ora siamo precipitati nell’era della scarsità. Ma cosa esattamente scarseggia ? Scarseggiano parole chiave che non abbiano molta competizione.  Trovarle e adattarle al proprio SEO è uno degli Eldorado, è uno dei tesori del terzo millennio.  Pensa se potessi scoprire che una parola chiave come :

fotocamera, fotocamera digitale, fotocamera canon,

avesse solo un migliaio di siti in lista nelle SERP e dunque , fosse facilmente scalabile una posizione in prima pagina di Google!   In alcuni mercati, negli Usa per sempio, si farebbero soldi a palate!

Noi cercheremo in questo articolo di identificare dei criteri per scovare e per usare non le parole chiave di grande successo (quelle che ci collocano nella c.d. Haed della curva della Coda Lunga) ma quelle proprio della coda lunga!

Prima di iniziare è utile approfondire alcune questioni.

Se non ti interessa il modello di successo di Amazon e del suo impiego competitivo della Long Tail Theory allora salta tutto il prossimo capitolo.

SECONDO PROBLEMA : MONETIZZARE LA CODA LUNGA

Anche avendo preso consapevolezza di quanto segnalato nel Problema I, la pigrizia e le difficoltà, in termini di tempo e di metodo di ricerca delle parole chiave, frenano molte aziende e molti esperti dall’affrontare, con determinazione il SEO nella Coda Lunga.

La monetizzazione della coda lunga richiede innanzitutto la capacità di trovare tali parole chiave. Questo aspetto lo affronteremo nella seconda ed ultima parte del post.

Ora invece dobbiamo indagare ancora per un attimo le ragioni di un certo diffuso insuccesso ad affrontare il SEO sulla Long Tail.

Il fatto è , diciamocelo almeno fra quelli che lo hanno provato in prima persona, il fatto è dicevo che persiste, in molte imprese, una mentalità dura da superare.  Non credo di poter essere smentito se affermo che molte aziende (focalizziamo qui il discorso sull’e-commerce per semplicità) credono di conoscere tutti i termini che inferiscono al proprio business e ai propri prodotti.

Difficilmente chi dirige un’impresa si interroga su altre possibili combinazioni di parole chiave usate nel suo campo e, anche se le intercetta, per esempio grazie al lavoro in un consulente esterno, fatica a riconoscere loro un certo valore. Non vede un possibile guadagno perché non percepisce il valore aggiunto di altre parole chiave. Insomma è diffidente.

L’errore principale qui sta nel restare legati a vecchi modelli interpretativi del mercato, degli acquirenti e della semantica.  In effetti, le nozioni di economia digitale e di network bussano alle porte delle aziende solo attraverso qualche articolo letto on line o su qualche commento trovato su un post. Se siamo fortunati possiamo incrociare nei corridoi  dell’azienda qualcuno che legge ogni mattina un articolo tratto dalla sezione Tecnologia del Sole 24 ore ma in genere tali contenuti non superano mai la soglia di attenzione degli imprenditori e dei manager nella media e piccoleaaziende.


Abbiamo tutte la coda lunga

LA SOLUZIONE

Pensare con la mente degli acquirenti: immaginare il loro linguaggio e le loro necessità.  Dunque cambiare punto di vista e mettersi in ascolto.

In questo articolo, ci affideremo ad uno strumento on line che ci aiuterà a scovare le parole chiave della Long Tail senza ricorrere ad analisi dirette che implicano interviste agli acquirenti.  Non andremo neppure a porre delle domande ai nostri responsabili del call center o della rete di vendita che comunque andrebbero ascoltati su questa materia.

Per superare le diffidenze del management , non c’è miglior strumento della sana vecchia persuasione argomentativa condita da un pizzico di psicologia.  Dovete portare loro non solo l’articolo del Sole 24 ore ma dovete sottoporre delle riflessioni di approfondimento e analizzare dei casi concerti che sono accaduti in azienda.

Ahinoi c’è una seconda resistenza come abbiamo anticipato: la pigrizia.  Già! Proprio la pigrizia.   Immaginate di informare il CEO di una SRL che può raddoppiare il traffico del suo sito se aggiunge 500 o 1000 o 10000 nuove parole chiave.  E’ facile che la prima cosa che gli verrà alla mente è di imbarcarsi in un lavoro interminabile, costoso e poco remunerativo.  Fin qui nulla di male.

Ma, a quel punto, molto probabilmente, alla prima offerta che riceverà di fare una campagna PPC su 25 parole chiave di “grande” successo si farà irretire dal promotore della campagna (lo possiamo chiamare consulente pubblicitario ?) e vi manderà una bella e-mail di ringraziamento e cari saluti.

Non è questa la sede per approfondire le motivazioni che rendono una campagna SEO su parole chiave nella Coda Lunga più redditizia rispetto ad altre iniziative di visibilità, tanto più se a pagamento.  Tuttavia potete fare un elenco di tali motivazioni e rifletterci sopra.  Sarà certamente un esperimento utile che vi verrà in soccorso quando dovrete affrontare il prossimo CEO e convincerlo delle vostre ragioni.  Allora avrete maturato una capacità argomentativa più convincente e magari riuscirete ad impedire che l’ennesimo cargo di parole chiave a pagamento possa attraccare alle banchine, già cariche d’oro, di Google!  E magari farete anche fare un affare all’azienda che vi ha ingaggiato come consulenti!  Buona idea no?

Prima di passare al SEO con parole chiave nella Long Tail facciamo una breve analisi della coda lunga che troviamo nel nostro sito utilizzando Google Analytics.

Puoi approfondire cliccando qui oppure puoi continuare a leggere…

IL SEO E LE PAROLE CHIAVE NELLA TUA LONG TAIL

Andiamo al report di Google Analytics dal nome :

Ottimizzazione per i motori di ricerca // Query per il nostro sito.

Da qui possiamo scaricare tutte le parole chiave che GA ha registrato e che sono state cercate nel traffico organico.   Il grafico è approfondito e analizzato lo trovi qui

Utilizzando questi dati possiamo costruire una curva che correla il traffico con le parole chiave (la curva non sarebbe continua ma facciamo una piccola approssimazione per ragioni “estetiche”)

Usando una rappresentazione cartesiana possiamo porre in ascissa, ad esempio, le parole chiave ed in ordinata il traffico SEO, misurabile, ad esempio, in numero di impressions che ogni parola chiave ha apportato.

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Fatte queste ipotesi ci troveremo di fronte ad un grafico come quello che segue.

Osservando un sito internet scopriamo che le parole chiave che portano maggior traffico sono sempre una manciata; diciamo 10 o 15.  Questo è il traffico nella zona grigio scura che abbiamo indicato con Head

Invece è la restante enorme quantità di parole chiave che porterà tutto il resto del traffico.  Le parole nella coda lunga si collocano nella zona di colore grigio chiaro (Long Tail) e si comportano secondo una logica che, solo all’apparenza, è paradossale.
Benché ciascuna parola apporti una frazione minimale di traffico tuttavia la somma complessiva di questa porzione è spesso maggiore di quella raccolta nella Head!

In altre parole il traffico maggiore proviene dalla coda e non dalla testa!

In genere le parole chiave nella HEAD sono parole singole o parole composte da massimo due parole (tecnicamente qui sarebbe corretto parlare di Key Phrase  mentre nella Long Tail sono formate da 3, 4, 5 o più termini.

Esempi di Parole Chiave nella Head

Automobili  // automobili + brand (automobili Audi/Bmw ecc.) // auto a gasolio // vendita automobili // ricambi per automobili ecc.

Esempi di Parole Chiave nella Long Tail

Possiamo passare alla Coda Lunga espandendo le parole chiave delle Head come segue :

Automobili nuove Km 0 // automobili usate di importazione
Automobili Audi cambio manuale // Automobili Bmw cambio automatico
Auto a gasolio Euro 6 // Auto a gasolio che consumano poco

Del resto un primo strumento che ci aiuta a trovare la coda più lunga di una parola chiave ce la fornisce già Google con il servizio Google Short cut come vedi nell’ immagine a seguire che ho usato per esempio per completare il passaggio da :
auto a gasolio (Head) a Auto a gasolio che consumano poco (long Tail)

STRUMENTO I

GOOGLE SHORT CUT

Per una prima scrematura sulle varianti di una parola chiave puoi iniziate utilizzando Google Short Cut.

Se stai pianificando una campagna SEO ed hai in mente delle parole chiave, puoi inserirle nel box di ricerca di Google e, dal menu a discesa, lui ti suggerirà delle parole che hanno una forte correlazione con quella che stai inserendo.

Poiché tale menù è generato da Google possiamo presumere che la lista sia anche servita secondo un criterio variabile che tiene conto, per esempio, della tua posizione geografica e delle tue precedenti ricerche o persino del tuo comportamento e dei tuoi interessi.   Per questo leggi il TIP alla fine del capitolo.

Ovviamente lo strumento suggerisce parole chiave di successo dunque tendenzialmente parole che troverai nella HEAD del grafico della Long Tail però, se tu aggiungi una seconda o una terza parola, Google completerà la combinazione fornendoti dei suggerimenti che ti saranno utili come parole chiave della coda lunga.

Nell’esempio in figura, per potere avere un suggerimento da Long Tail , ovvero “auto a gasolio che consumano poco” non ti basta scrivere “auto” ma devi aver creato la stringa “auto a gasolio”

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TIP  Se vuoi utilizzare Google Short Cut è meglio che lo fai da un browser dal quale hai cancellato tutte le tracce di navigazione.  Resettalo e usalo per inserire nel box di ricerca la lista delle parole chiave.

Senza questa precauzione Google potrebbe riconoscere il tuo profilo di navigatore e potrebbe suggerirti delle parole chiave più pertinenti al tuo comportamento di internauta.  Meglio allora cercare una risposta (più) “oggettiva” senza passargli informazioni aggiuntive.

STRUMENTO II

STRUMENTO DI PIANIFICAZIONE DEL APAROLE CHIAVE DI GOOGLE

Puoi usare per cercare le parole chiave della Long Tail il servizio gratuito di Google  che è conosciuto come: Strumento di pianificazione delle parole chiave

Cercheremo di fare un esempio concreto per semplificare la scrittura.

Supponiamo che il sito che vuoi posizionare usando delle key word nella Long Tail vende dei prodotti di elettronica e fra questi delle macchine digitali.

Ecco cosa devi fare.
Entri in Strumento di pianificazione delle parole chiave (log in)
Selezioni
Trova nuove parole chiave e ottieni i dati relativi al volume di ricerca

Un solo click ti separa dallo scoprire che il tuo sito può avere dalla sola parola chiave “fotocamera” ben 702 parole chiave derivate!

Certo non le potrai usarle tutte. Non tutte saranno pertinenti con lo scopo di vendere una fotocamera o con altre micro conversioni che hai impostato sul sito (eh si, non dimentichiamoci delle micro conversioni ) ma , di quelle 700, te ne porterai a casa un bel mucchietto.

Seleziona l’opzione:
Cerca nuove parole chiave utilizzando una frase , un sito web o una categoria
E aggiungi la parola fotocamera
Poi selezioni le categorie

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La prima categoria che scegli è:
Computer ed elettronica di consumo
E poi la sua sottocategoria è:
Dispositivi elettronici di consumo
Clicchi sul pulsante Trova idee ed il gioco è fatto.

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Ora si apre una pagina come quella che vedi sotto

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Ora puoi selezionare la label
Idee per parole chiave
e puoi anche scaricare il report (in Csv o in Csv Excel ) che contiene le 702 parole chiave.

Qui puoi scaricare il file in Excel generato da Google che deriva da questo report.

Ecco i primi 10 risultati tratti dal File In Excel.

Keyword Currency Avg. Monthly Searches (exact match only) Competition Suggested bid
Fotocamera EUR 22200 0,24 0,74
fotocamere digitali EUR 1600 0,88 0,49
macchine fotografiche EUR 6600 0,98 0,23
fotocamera digitale EUR 1600 0,98 0,34
foto camera EUR 2400 0,42 0,72
macchina fotografica EUR 12100 0,47 0,25
Fotocamere EUR 1300 0,59 0,42
macchine fotografiche digitali EUR 1600 1 0,31
fotocamere bridge EUR 1900 1 0,38

Come puoi notare le metriche sono le stesse del report on line, con un eccezione! La terza colonna esprime, con una quantità numerica compresa fra 0 a 1, il valore della  che concorrenza sulle parole chiave. Nel report on line invece si presenta per classi individuate come :

Concorrenza Alta // Concorrenza Media // Concorrenza bassa.

NOTA :è il momento di precisare che il grado di concorrenza misurato (“Competition” ) si riferisce al comportamento degli inserzionisti.  Se una parola chiave è usata molto spesso per targetizzare delle campagne allora il suo valore tende a salire ed avvicinarsi ad 1.   Tuttavia assumere questa metrica, ipso facto, come une metrica valida anche per il SEO non è corretto.

Google usa una tecnica di benchmarking)  che và a sovrapporre la significatività della competizione nell’acquisto delle parole chiave a pagamento rispetto alla concorrenza di competizione nella Seo organica.  Il principio è accettabile però questa stima indiretta non può dare una vera misura della difficoltà di entrare nella rosa di un posizionamento avanzato su Google.   Insomma è una variabile di controllo e possiamo solo convenire  che sia utile per dare un’ indicazione della difficoltà di posizionamento SEO ma non và presa come oro colato.

TIPS Una buona idea è fare una verifica incrociata.   Se hai delle parole chiave nella Long Tail che, per varie ragioni, ritenete siano più utili di altre per il vostro SEO e osservi che il report ti indica dei valori elevati di “Competition” questo ti deve suonare come un campanello di allarme. Si suppone che siano parole chiave difficili da posizionare.  Forse persino troppo difficili da posizionare

Non per questo devi rinunciare.  O, almeno prima di farlo è meglio procedere con un ulteriore verifica. Andate in Google inserisci la parola chiave X che vuoi usare ma che  risulta ad alta competizione. Verifica quanti risultati trovi ovvero quante sono le SERP che vengono mostrate .  Poi confrontare il numero di valori trovati per X con quello di qualche altra parola che sei interessati ad usare ma che il report indica con un basso coefficiente di “Competition” (ad esempio le parole chiave Y, Z, K, ecc.). Se dal confronto di X con le altre parole (le Y, Z, K, ecc.) prese a campione, ti accorgi che proprio quella ha un numero di risultati, in media, simile al numero che hai trovato per le altre parole chiave (ovvero le parole Y, Z, K, ecc.)  allora può essere il caso di lavorarci sopra. Se invece dalla grande pancia di Google escono un numero inverosimile di risultati proprio per X (ad esempio un milione) allora è meglio rinunciare.

REGOLA GENERALE  Nella scelta della parole chiave della Long Tail devi considerare un principio di economia nell’intera operazione che stai facendo. In questo metodo è imperativo di doversi focalizzare su tante parole e non su un piccolo insieme, altrimenti non sarebbe un posizionamento di Long Tail. Se non vuoi restare lì fino alla pensione devi procedere economizzando tempi ed energie.

Considera poi che devi avere pagine del sito, schede prodotto, ecc. entro cui collocare le vostre parole chiave.  E , se non le hai allora ti consiglio di fare un respiro profondo, perché dovrai appena metterti a crearle!

In generale tutti i criteri qui proposti valgono per siti web medi o grossi.
Non cimentarti in questo lavoro se il tuo sito ha meno di un migliaio di pagine.

Inoltre, una volta che hai selezionato le parole chiave che vuoi usare abbi cura, se queste sono piuttosto pertinenti ad uno specifico prodotto, che lo hai in vendita e che resterà a magazzino per un tempo abbastanza lungo da fare parecchie transazioni on line!
Verifica anche di averlo a magazzino quasi sempre disponibile e di poterlo eventualmente ri-aggiornare nelle giacenze in caso vada esaurito.
Non sarebbe un delitto entrare nei primi 5 risultati per una key word che inerisce alla vendita e poi restare senza il prodotto ?

Ancora una considerazione circa la PRESUNZIONE. Non so tu ma io leggendo il report in Excel ho trovato molto interessanti, ad esempio, queste parole chiave di Long Tail :

migliore macchina fotografica // migliore macchina fotografica compatta // fotocamera digitale migliore

Incredibile no?  È utile quanto una manna piovuta dal cielo.  Parole di ricerca di questo tipo permettono ad un merchant che vende camere digitali di cercare un posizionamento top 10 per tutte 3 queste parole chiave, non per una sola! E inoltre non gli comporta neppure l’obbligo morale di proporre il meglio ma solo quello che ha in casa o quello su cui ha i margini migliori o quello che necessita di smaltire dal suo magazzino. Insomma se un rivenditore propone on line come “migliore macchina fotografica compatta” una :  Sony Alpha 6000 (che però non è niente male eh!) chi potrà mai redarguirlo dicendo che “non è la migliore” o che “è una ciofeca” oppure che è vecchia quanto una sfinge egiziana?

Che forse l’opinione del commerciante non conti nulla? Che non possa dire la sua circa la migliore compatta del mercato?  Certo che ne ha il diritto e dunque, anche se nei suoi sogni più reconditi fosse un appassionato di Canon o Nikon, chi potrebbe obiettare alla sua offerta commerciale! Nessuno ovviamente.   Ecco allora che se il merchant fosse anche convinto che sia una Canon e non una Sony la migliore compatta, tuttavia grazie a delle ottime parole chiave come : “migliore macchina fotografica” // “migliore macchina fotografica compatta” // “fotocamera digitale migliore”, può benissimo vendere on line la
Sony Alpha 6000

In questo scenario il merchant avrà tre interessanti vantaggi competitivi che gli derivano dal semplice uso della Long Tail:

  • potrà uscire dal paradigma del posizionare il prodotto usando il suo nome (può insomma puntare la SEO su uno combinazione che non usa la marca ed il modello)
  • può aumentare di una o più parole chiave il SEO con cui vuole promuovere il prodotto “Sony Alpha 6000 “(ovvero la sua Sony potrà avere ad esempio 2 schede prodotto : una di offerta come Miglior Compatta che punta sulla Key Word “migliore macchina fotografica compatta” ed una normale scheda di catalogo prodotto che punta sulla parola chiave “Sony Alpha 6000”
  • Potrà irretire nuovi potenziali acquirenti al sito , clienti affezionati ad un Brand (qui ad esempio Nikon o Canon) facendoli cadere nel tranello e offrendo loro invece una Sony.


BONUS

Un ultimo piccolo Bonus . Qualcuno dirà : “bella cosa il cliente che cerca la migliore compatta e ama le Nikon quando gli mostro una Sony quello chiude la pagina e se ne và!”

Risposta: forse si forse no.

Se gli proponi un up sell e, in corrispondenza della scheda con la presentazione della Sony, gli offri una Canon o una Nikon, lui sarà contento.   Se poi deciderà di acquistare la Nikon bene se invece comprerà la Sony che tanto hai spinto sul piano commerciale, allora, tanto meglio!

La Long Tail in pratica rientra nelle politiche di differenziazione della visibilità pur continuando ad operare nell’ambito della SEO organica.  E’ una politica che migliora il traffico proveniente dalle ricerche per pertinenza (dunque con una più alta relevancy),  diversifica la semantica del sito e amplifica il traffico pescandolo nelle nicchie. Ma non è tutto.  Il SEO con la Long Tail incoraggia anche gli acquisti di coloro che sono meno legati ad uno specifico brand.  Ma non capitemi male , non per il motivo appena esposto della Sony, quanto perché sono proprio le ricerche con 4 o 5 parole quelle tipicamente utilizzate da soggetti che non sono particolarmente legati ad un marchio.  Altrimenti scrivere Canon Mark III o Sony Alpha 6000, no?  Facci un pensiero ….  vedrai che funziona!

Ora è il tuo turno.  Contribuisci con le tue opinioni.

Hai delle idee su come trovare altre parole nella Long Tail ? Come suggerisci di scremare quelle da tenere rispetto a quella da eliminare!  Hai altri tool on line che potresti suggerire ?
C’è qualcosa di questo articolo che possiamo migliorare?   Facci sapere

Ossigeno fresco e nuovi arricchimenti non possono che migliorare queste osservazioni. L’argomento della SEO e della Coda Lunga è fra i tempi più scalabili che il marketing digitale ci possa offrire. Sicuramente, con il tuo aiuto, il post può essere molto arricchito. Partecipa alla conversazione.