Alessandro de Luyk Amazon, SEO

Vendere su Amazon: aumentare la visibilità dei prodotti, aumentare il traffico con una SEO ottimizzata e incrementare la quota di Buy Box

Amazon è un canale di vendita virtuale, non una comune piattaforma di e-commerce, quanto piuttosto uno spazio per il Social Commerce. A fare la differenza fra il primo termine (e-commerce) ed il secondo (social commerce) ci sono le numerose pratiche di interazione sociale che si svolgono sul sito e che si traducono in un lavoro incessante di recensioni e di valutazioni (hai presente le stelline?).

Con un valore di capitalizzazione di borsa che supera, a ottobre 2016, i 365 miliardi di Usd, il sito è, secondo tutta la letteratura di marketing, tanto italiana quanto straniera, una realtà nel commercio online imprescindibile per chiunque voglia fare delle valutazioni di business sull’opportunità di avviare un e-commerce.  Ciò che preme sottolineare qui è che non si ritiene che Amazon possa rappresentare una strategia di accesso al mercato valida per tutti, non è indicata per ogni tipologia di azienda e di prodotto. Al contrario, è una piattaforma che è pensata per dare ottime performance di vendita a certe tipologie di rivenditori e, segnatamente, per certi tipi di prodotti.  Dunque Amazon non è una scelta obbligata, non è neppure consigliata per molti brand attivi sul mercato. Perciò non affrettare delle decisioni in tal senso solo perché vedi grandi numeri di vendita, o di traffico o, perché, ti è giunta la voce che questo o quel rivenditore stanno facendo dei fatturati da far impazzire il pallottoliere! Piuttosto ti suggerirei di scoprirei come e se è utile per la tua azienda entrare su Amazon.

LE POTENZIALITA’ DI VENDERE IN TUTTA EUROPA – INTERNAZIONALIZZARE

Un campanello di allarme dovrebbe suonare a chi, nel commercio o nella produzione, si occupa di prodotti di consumo: a questo tipo di aziende è possibile scegliere di starne fuori, ma a patto di avere un piano commerciale operativo e strategico che abbia previsto dei canali di sbocco alternativi.  In effetti non è sempre facile capire se Amazon è una via da percorrere, anche perch,é a complicare molto la decisione, c’è almeno un aspetto che non si può trascurare: l’internazionalizzazione.  La possibilità che il sito vi offra di vendere sui marketplace europei significa, di fatto, poter accedere alla grande torta delle vendite su:

Siti di social commerce che non sono utilizzati, come spesso si crede, solo dai residenti in tali paesi, ma anche dai residenti “paesi minori” dell’Europa.  Quindi i paesi del Nord Europa (Svezia, Norvegia, Olanda, ecc) e quelli dell’Est (Romani, Slovenia, Repubblica Ceca, ecc.).

Per un’analisi delle opportunità di accedere a questi mercati contatta il nostro staff e ci potrai esporre le tue aspettative ed il progetto che hai in mente: sapremo come aiutarti.

In generale per il portale di Amazon, su tutti i marketplace il suo pubblico è costituito da una clientela abitudinaria che raramente tende ad acquistare altrove.  In effetti, è anche un merito della multinazionale di Bezos, se oggi assistiamo ad un avvicinamento al commercio elettronico anche da parte di soggetti che hanno una alfabetizzazione informatica solo iniziale.  Amazon, almeno per questa parte del pubblico, costituisce un ecosistema digitale rassicurante che li fidelizza e ne orienta, in vari modi, le scelte di consumo.  In primis, legandoli al portale, ma non solo. La buy box è quel primo risultato privilegiato che il pubblico trova di un venditore o di un brand, a seguito di una ricerca effettuata nelle sue SERP che indica la “proposta di vendita migliore” e a cui è agganciato il carrello della spesa. Poiché quella proposta è direttamente pilotata da Amazon, ciò finisce anche con orientare le scelte di consumo degli attori sociali che popolano il sito, ed in particolare degli utenti ricorrenti ed abitudinari.  Dunque ottenere la buy box diventa quintessenziale per avere successo nelle vendite, e questo potrebbe essere anche un bene, ma, per contro, l’orientamento del pubblico verso certi prodotti e certi rivenditori è anche un limite del portale.  Ciò di cui si sente il peso, è la limitazione che l’algoritmo impone alla libertà di scelta dell’utente – certo è libero, nessuno impone nulla, resta però profondamente influenzato dalla piattaforma – che è progettato per guidarlo negli acquisti, ordinando i prodotti da mostrargli con criteri prestabiliti dai sistemi stocastici e dalla machine learning.  Una prova di ciò, la potrai fare seguendo questo banale esempio: prova a cercare un prodotto di neo lusso sul sito, prova ad usare una parola chiave che non specifica una marca che, di norma, abbia una linea di prodotti di neo lusso, e vedrai che, prima di trovarne uno che faccia al caso tuo dentro la lista dei risultati dovrai sfaticare parecchio.

Tutto quanto detto sin qui ci porta ad alcune importanti conclusioni che cerco di sintetizzare in un elenco per punti:

  • Gli utenti di Amazon vengono sul sito per fare delle ricerche ma qui molto più che altrove vengono con la seria intenzione di fare un acquisto. Google serve a cercare, Amazon a compare….
  • Gli acquirenti di Amazon sono clienti di Amazon, non vostri. Non è un assioma, non vale sempre e non vale per tutti ma è grosso modo così.  Solo i brand, possibilmente quelli noti su scala nazionale o internazionale ne beneficiano, anche per l’effetto di posizionamento che la visibilità sui vari marketplace può offrire, ma, i brand minori o sconosciuti possono puntare soprattutto a vendere purché abbiano dei prezzi piuttosto competitivi, ma niente di più. Insomma i brand non avranno spazio per un engagement, o un posizionamento della marca, al limite solo un principio di riconoscibilità della stessa. Semplificando un po’ potremmo dire che lo possono fare per “fare cassa”, oppure, in una prospettiva di medio o lungo periodo, possono puntar a diventare dei vendors diretti di amazon ma, in quel caso, perderanno il controllo sui prezzi. E’ Amazon infatti che stabilirà il prezzo dei vostri prodotti con un effetto domino sulle quotazioni che si potrebbero trovare on line offerte da parte di altri siti, per esempio il vostro o quelli dei vostri rivenditori. Con delle ovvie conseguenze sull’umore dei rivenditori che hanno in precedenza commercializzato il vostro brand.

Secondo una ricerca condotta da Bloomreach(effettuata su due mila consumatori nordamericani) si è mostrato che al momento dell’acquisto il 44% degli utenti cerca i prodotti direttamente all’interno di Amazon, mentre solo il 33% utilizza prima i motori di ricerca come Google, Bing, Yahoo.

 Che senso avrebbe cercare in un comune motore di ricerca qualcosa di cui si conosce già il nome? Inoltre, probabilmente le stesse ricerche di Amazon, vengono percepite più rilevanti, in quanto, più focalizzate sui prodotti di quanto non lo siano quelle offerte da Google.

Questo porta ad evidenziare il fatto che esistono segmenti di mercato che non è possibile raggiungere se non vendendo su Amazon, non importa quanto siano estese le maglie della rete di vendita di un certo brand e neppure su quanti siti venga attualmente proposto; una quota di mercato, in taluni settori merceologici anche rilevante, passa solo attraverso le vendite sul colosso di Seattle e li si ferma. Ovviamente quando si parla di libri, di elettronica, di articoli consumer per l’hi tech e di editoria è noto che questi sono proprio i candidati ideali per essere addomiciliati sul portale, ma non saranno certo gli unici!  Insomma la tesi è: non tutti possono vendere su Amazon ma anche non tutti ne possono restare fuori.

Promuovi è un’agenzia specializzata in SEO, SEM , SEM e SMM per vendere con successo.. Ci occupiamo di dare sostegno alle aziende che intraprendono progetti di e-commerce sul mercato nazionale e su quelli internazionali. Vendere e fare fatturato, questo è il fine. Operiamo sugli Owned Media aziendali con Prestashop, Magento e WordPress o sulle piattaforme multicanale come Ebay, Amazon, Eprice, ecc.
Contatta il nostro staff se sei interessato ad approfondire.

VISIBILITA’ SEO : IL CARBURANTE PER ESSERE TROVATI

Poste tutte le condizioni, i dubbi e le domande sollevate nella prima parte di questo post, ora ipotizziamo che si sia deciso di vendere on line sulla piattaforma.  Il ruolo che immaginiamo è quello del venditore (ovvero seller).  Da qui in poi andremo a caratterizzare le schede prodotto per arrivare a gestire in modo ottimizzato tutti gli aspetti, di cui le schede si fanno referenti.  Per seller intendo il contratto di Seller con account Pro.

Prima di iniziare, però, è utile tirare in ballo innanzitutto A9 che, per chi non lo sapesse, è l’algoritmo di Amazon che presiede alla creazione delle SERP. La sua vocazione è la semplicità.  Confronto i duecento e più criteri di ranking di Google, quello di Amazon che è comunque un algoritmo che fa uso di tecniche di machine learning dunque a matrice stocastica e quindi con funzioni anche predittive, nonostante ciò, resta comunque un algoritmo improntato alla semplicità, in cui le parole chiave, più di ogni altra variabile (dunque no link building, no domain authority, no page rank, ecc.) conta per determinare l’esito delle SERP.  Resta da dire che le parole chiave però sono sparse in molti punti e gerarchizzate in vari modi e non gestite in modo equivalente sul multipiattaforma, ovvero quando ci si connette da diversi devices.  Dunque l’argomento “parole chiave” non è semplice, e le difficoltà si dipanano lungo almeno due direttrici fondamentali:

  1. la loro scelta
  2. il loro inserimento nelle varie sezioni della scheda prodotto.

Tieni però sempre conto del fatto che anche Amazon ha, come Google, un comportamento differenziato a seconda che l’utente che si collega è un utente Prime ovvero naviga il sito mentre è loggato ed ha sottoscritto l’abbonamento che gli permette di usufruire del comodo servizio gratuito che è il fiore all’occhiello della piattaforma.  Invece, nel caso opposto, ovvero quello dell’utente che, sta navigando senza log in e dunque non viene “riconosciuto” dalla piattaforma il panorama dei risultati delle SERP non saranno uguali nei due casi. Il concetto è fondamentale: l’algoritmo di Amazon non si comporta in modo uguale se “vi ha riconosciuto”. Lo stesso fa, lo rammentiamo, Google quando navigate mentre siete loggati.  Hanno in comune, ma è una prassi di tutta l’algoritmica finalizzata alle funzioni di ricerca, il fatto che vi restituiranno entrambi delle SERP che tengono conto delle vostre precedenti esperienze.  Nel caso di Amazon, per esempio, si terrà conto di tutto ciò che avete visto e che avete ordinato e recensito in passato.  Così se, ad esempio, da utenti loggati cercherete una generica cartuccia per stampante vi mostrerà fra i primi risultati quella che avete già ordinato…. e così via.  Nel caso di Google, l’effetto è più o meno identico, dal momento che a fronte di una ricerca per parole chiave, aggiungerà nelle SERP dei risultati coerenti con le vostre precedenti esperienze di navigazione.

Noi ipotizzeremo in questo lavoro che le SERP non siano “dopate”, siano cioè del tutto organiche, perciò dovute esclusivamente alla coerenza fra la parola chiave cercata e la lista per relevancy (rilevanza) prodotta dalla SERP.

Del resto che la visibilità sia fondamentale non deve essere neppure un dubbio di subitanea durata. Sarebbe impensabile poter diventare uno dei più grossi seller di Amazon se non si avesse un numero immenso di accessi alle schede dei prodotti che si stanno vendendo.  Come a dire che una delle variabili da tenere sotto occhio per vendere con successo è : quante schede prodotto abbiamo attivato.

TRE PARAMETRI DA OTTIMIZZARE

Dare visibilità ai propri prodotti e generare un flusso di vendite costante può diventare una faccenda complicata se non si mette in gioco la giusta strategia.

La scalabilità di un negozio su Amazon deve passare necessariamente attraverso tre fasi:

  1. aumentare la visibilità (visibility) dei prodotti nella SERP di Amazon
  2. aumentare la rilevanza (relevancy) : non serve a nulla fare girare la scheda su combinazioni di termini che non possono portarla all’attenzione di un potenziale acquirente (l’ algebra qui è semplicissima: mostra al cliente esattamente ciò che sta cercando)
  3. aumentare il tasso di conversione (conversion rate) delle schede prodotto e, soprattutto, ma questo non è qui argomento del nostro post, aggiudicarsi la Buy Box.  Se tutto il mondo vede la scheda ma la confezione, il prezzo di vendita, le foto e altri fattori sono in distonia con le aspettative dei potenziali acquirenti, le conversioni avranno un tasso bassissimo e, a fronte di molto traffico, ne venderete solo pochi pezzi (supposto che siate in buy box, ovviamente)

Le fasi (1) e (2) ricalcano la distinzione sul Web tra SEO (Search Engine Optimization) e CRO (Conversione Rate Optimization) e sono strettamente interconnesse.

RICERCHE PER PAROLE CHIAVE

Cominciamo con l’osservare che la lista delle SERP cambia completamente quando spezziamo una parola

Nell’ Immagine I

multic1

abbiamo cercato : multicentrum
e abbiamo trovato 42 risultati

Nell’ Immagine II

multic2

abbiam cercato : multi centrum
e abbiamo trovato 15 risultati.

Ora cosa ci dovrebbe suggerire questo esempio?

Innanzitutto che le due ricerche non portano agli stessi risultati. Ok era ovvio… non lanciarmi i pomodori!  La prima ricerca è più pertinente ovvero la lista delle SERP porta un bel po’ di prodotti della marca Multicetrum ma è importante anche osservare che non vi appaiono solo prodotti che sono di quel brand. Ecco allora che la prima regola che apprendiamo è che dobbiamo variare le parole chiave: se vogliamo smerciare un prodotto della Multicentrum non ci basterà indicare solo la parola singola “Multicentrum” ma anche la parola composta da “multi centrum”, solo cosi saremmo certi di far trovare la nostra scheda in entrambe le SERP.

Il fatto poi che nella lista per “multicentrum” appaiono anche dei prodotti che non sono di quel brand ci indica che Amazon li inserisce per suggerire altri prodotti da vendere oppure che, chi ha compilato la scheda ha aggiunto, da qualche parte, la parola chiave multicentrum.

SEO TRUCCO #1 Amplia il più possibile il paniere delle parole chiave per inserire un prodotto prevedendo almeno le varianti più rilevanti che può assumere

C’è da osservare che così facendo avrai un ampliamento semantico della scheda del prodotto, ovvero farai in modo che appaia più spesso nelle SERP ma ciò non significa che la scheda potrà entrare in buy box.  Volendo semplificare un po’ il tema il punto è che per quanto si possa migliorare ed ottimizzare la scheda prodotto, questo farà aumentare la visibilità ma non ti garantirà di apparire prima di altri rivenditori.

Il punto è che non bisogna fare confusione. Vanno tenute ben distinte le tecniche per aumentare la visibilità nelle SERP usando le tecniche di SEO in Amazon rispetto alle tecniche che portano a essere nella buy box per un dato prodotto.  Essere in buy box significa vendere perché sei il primo riveditore nella lista per il prodotto cercato.  Invece avere una scheda ottimizzata per la SERP significa essere più visibili ma non ancora vendere.  Dovrai infatti attivarvi per migliorare tutti quei parametri che ti faranno raggiungere la buy box per quel prodotto con un lavoro aggiuntivo.

Quindi, ottimizzare la scheda è utile per aumentare il traffico, per aumentare il numero degli utenti che la vedranno e per aumentare le possibilità di vendere il prodotto sulla piattaforma ma non gonfierà necessariamente il vostro fatturato perché, se non avrete la buy box, sarà venduta da un altro rivenditore.  Per arrivare a fare fatturato dovrete aggiudicarvi la buy box!

L’ottimizzazione delle schede dei prodotti produrrà un incremento delle sessioni e delle viste sulle pagine come si vede nel report che ti propongo nell’immagine tratta dal menu :

”Report delle Attività aziendali” e poi dal sotto- report “Vendite e traffico pagina prodotto”

report

Ottimizza le schede prodotto per aumentare la visibilità

Sono tre i fattori principali che determinano la visibilità di una scheda prodotto: lo storico delle vendite, il numero delle recensioni prodotto e la rilevanza dei contenuti presenti nella scheda, rispetto alla ricerca effettuata da un potenziale cliente.

Lo storico delle vendite indica semplicemente la quantità di volte in cui quel prodotto è stato acquistato.  Una metrica il cui valore esatto non è reso noto da Amazon.  Tuttavia lo si desume, per via indiretta, dal numero di recensioni prodotto.  Solo se sei tu l’unico a venderlo, come ci è capitato con alcuni nostri clienti, e solo allora, potrai conoscere l’esatto numero di pezzi che sono stati venduti.  In caso diverso, invece, avrai una stima del numero delle vendite approssimativa, che si basa sul numero di recensioni che sono state fatte dagli acquirenti.  Ci sono dei software appositi che stimano tanto le vendite passate di un prodotto (scelto per ASIN o per parole chiave) quanto le attese vendite future.  Nelle analisi di mercato e in quelle della concorrenza usiamo questi software per indicare ai nostri clienti cosa conviene vendere di più se si vuole puntare ad ottimizzare le schede che possono fare più vendite.  Ovviamente si cercano numerosi articoli perché il seller deve poter, su quelli, proporre dei prezzi sufficientemente competitivi da entrare in buy box.

Se sei un seller pro o se vuoi iniziare un’attività di vendita su Amazon per cui vuoi avere un’analisi di performance dei prodotti contattaci .

Del resto, che siano anche le vendite ad influire sulla visibilità di un prodotto non ci si deve stupire dato che lo scopo di Amazon è vendere, perciò sarà naturale che riservi una maggiore visibilità ai prodotti che si smerciano in grandi quantità.

Però attenzione che per fare fatturato non basta, in una SERP, restituire prodotti ad alta popolarità, prodotti insomma che vengono molto acquistati dal pubblico poiché è necessario che i risultati delle ricerche (SERP) siano soprattutto rilevanti con quanto cercato dagli utenti.  Per ottenere ciò, le schede prodotto, devono essere curate il più possibile e contenere tutte le informazioni di cui l’utente ha bisogno per decidere il proprio acquisto.

A questo punto, se non sei proprietario del Brand e i prodotti li gestisci solo tu sulla piattaforma, entra in gioco un aspetto fastidioso della gestione dei cataloghi: se decidi di ottimizzare delle schede prodotto, nessuno garantirà che le tue modifiche resteranno come le hai compilate, altri venditori potranno modificarle.

E, a dirla proprio tutta, c’è una nota ancora peggiore: la tua ottimizzazione è lavoro gratuito che fai anche a vantaggio dei tuoi competitor, che condividono con te quella scheda prodotto.

Il dubbio amletico che hanno i nostri clienti allora è identificare su quali schede prodotto intervenire. Ti consigliamo di cercare quei prodotti su cui hai il pieno controllo del mercato dentro la piattaforma, e concentrare, soprattutto su quelli, la tua ottimizzazione.  Ma ne hai alcuni in questa classe?  Hai il pieno controllo su certi prodotti?  C’è solo un caso in cui ciò succede, ovvero se sei l’unico a proporli.

Pensa al marchio Ray Ban , quello dei mitici occhiali da sole che Luxottica acquistò nel deal del 1999 per la modica cifra di 640 milioni di USD, in teoria li dovrebbero vendere solo i rivenditori ufficiali della marca e invece, come spesso accade, non è affatto così.

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Ci sono molti rivenditori che si accalcano sul brand, e, da fonti molto attendibili, si dice che Ray – Ban – Luxottica, non abbia nessuna intenzione a farli vendere sulla piattaforma.  Insomma i seller non sono autorizzati.  Perciò, in questo panorama un po’ caotico, un po’ selvaggio e soprattutto popolato dai soliti furbetti, bisogna avere delle solide conoscenze degli algoritmi e del digital marketing per vendere bene.  Osserva per esempio (vedi immagine) che di occhiali Ray Ban a catalogo ne troviamo ben 6.068: sembra proprio che il divieto di Luxottica non abbia sortito alcun effetto!

La domanda che ci poniamo a questo punto è: quali sono le schede prodotto del catalogo che possiamo/dobbiamo ottimizzare?

Premesso che la riposta non è univoca seguono alcune note generali che ti aiuteranno a decidere.

  • Ottimizza le schede dei prodotti che hai in buy box
  • Ottimizza quelle che sono piò prossime alla buy box: non appena vi entreranno aumenterai drasticamente le vendite
  • Ottimizza le schede dei prodotti che vuoi vendere su Amazon e per i quali al momento sei ancora lontano dalla buy box. Penserai che un caso così non esiste e allora te ne servo uno al volo.  Se stai spendendo con degli annunci sponsorizzati , sopra un certo prodotto, di quello è necessario ottimizzare la scheda.  Aumenterai le conversioni (qui intendo il conversion rate) e, se ci dedicherai un budget sufficiente, man mano che le vendite e le successive recensioni fioccheranno, avrai ottime possibilità di conquistarti la buy box.

Ottimizzazione dei titoli delle schede prodotto

I titoli costituiscono l’aspetto più importante: devono contenere tutte le parole necessarie a far capire in modo chiaro di cosa si tratta già nella lista della SERP.

Costruire dei titoli ottimizzati è un’arte.

Se pensi che il titolo non abbia funzioni di persuasione all’acquisto ti sbagli di grosso. Quando lo hai scritto cerca di rileggerlo pensando: se fossi nei panni di un acquirente questo titolo mi coinvolgerebbe? Mi spingerebbe all’acquisto? Percepisco il valore della proposta e della merce che mi offrono?

Nell’immagine che segue puoi osservare che nella prima riga appaiono i prodotti sponsorizzati.

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I titoli usati sono neutri, si limitano ad una descrizione povera della poltrona e propongono, grosso modo, ciò che già vedo. Sono fatti male. Ma già la poltrona a dondolo da 83,99 euro compie un passo avanti. Vengono menzionate delle funzionalità che ci trasmettono un senso di valore, di sicurezza, di qualità, e, sebbene sia la più a buon prezzo della lista, abbiamo subito la percezione che ha dei pregi.

Ora se passiamo all’immagine successiva 676876 possiamo notare come la poltrona Goldflex svetta per un testo che alza ancor più l’attenzione e ci spinge, con le parole, oltre lo sguardo, a conoscere i meriti nascosti di questo complemento d’arredo. E pensare che il titolo sarebbe ancora più lungo ma viene tagliato dopo i 150 caratteri spazi inclusi…. Chissà cosa altro c’è scritto, chissà quali altri punti di forza vengono proposti oltre il punto di elisione.   Siamo incuriositi, magari c’è qualcosa in più ancora da scoprire e clicchiamo.  Clicchiamo, ma sappiamo già di cosa si tratta perché anche il titolo spiega, nelle prime parole ciò che dobbiamo sapere. Ecco un buon testo che non si limita a descrivere la foto, tutto all’opposto ci sono contenuti che la trascendono. Il titolo ci dice appunto ciò che non vediamo.  La poltrona è elettrica, si muove ed ha due motori. Ha un telecomando, ecc.

Concludendo quanto abbiamo esposto ecco che per ora possiamo dire che un buon titolo deve:

  • Essere più lungo di 150 caratteri…. Non sapere come finisce la frase ci incuriosisce e vogliamo cliccare
  • Proprio perché il titolo viene tagliato, e sulla versione per mobile il taglio viene anticipato a 55 caratteri, dobbiamo sempre mettere i contenuti salienti (i.e. parole chiave) nella prima parte del testo.
  • Il titolo deve contenere delle informazioni a valore aggiunto che trascendono l’immagine però non rinunciano alle parole chiave principali. Nei casi riportati è sempre da scrivere la parola poltrona o poltrona relax o poltrona a dondolo benché vi sia un’immagine che parla chiaro e rende l’indicazione superflua, altrimenti danneggiate la SEO.
  • Il titolo deve sollecitare l’acquisto e migliorare il tasso di conversione, detto altrimenti deve fregiarsi di una comunicazione efficace.

Ci sono poi degli ulteriori elementi. Consideriamo l’ immagine che segue

Nel caso in esame il titolo su Amazon deve prevedere elementi chiave come il nome del brand (JustGlam), la linea del prodotto, il materiale, il colore, la taglia, la quantità.  Non tutti vanno necessariamente aggiunti ma tutti vanno presi in considerazione per un buon copy.

In certi casi risulta importante specificare alcune caratteristiche cruciali nella decisione di acquisto; nel caso dei trolley sopra, l’elemento chiave è l’idoneità per i voli low cost.

Inserire le keywords nel titolo aiuta in modo decisivo a favorire l’indicizzazione del prodotto nelle categorie Amazon.  Ovviamente anche le categorie contano! Ma questa è un’altra storia.  Non fa parte del nostro post ma se sei un venditore e vuoi ottimizzare con un copy per una SEO fatta da un team di professionisti ti invitiamo a contattare il nostro staff.

Il fatto di indicare nel titolo il nome del brand è un elemento che viene richiesto dal regolamento di Amazon quindi spesso lo si trova. Del resto non è una regola ferrea troverete molti prodotti che non lo contengono.  Amazon non è certo così attento da poter controllare tutte le decine di milioni di schede prodotto presenti nel suo database, e preferisce lasciare il lavoro sporco ai seller.  Tuttavia, e proprio per questo, non è sempre opportuno mettere il nome del brand.  Mi viene in mente solo un caso per cui lo suggerirei come “regola” ovvero quando hai un prodotto che ha un prezzo elevato perché appunto appartiene ad una marca di neo lusso, come un Ray Ban, una penna Montblanc, una borsa Gucci o Ferragamo, e via dicendo. Il pubblico diventa più propenso ad accettare un prezzo più elevato grazie alla forza del brand e dunque per quanto suggerito al punto (4) includerlo, significa garantirsi che il titolo funga da sollecitazione all’acquisto.

In generale però considera che se il brand è noto ed ha una buona reputazione la sua menzione, oltre a fare del branding awarness, di solito migliora anche le performance di vendita perché il pubblico lo riconosce e si fida.

Considera anche che, in linea di massima, il brand, soprattutto quello noto su piazza nazionale o internazionale, è un’ottima parola chiave per creare visite ecco un motivo in più per cui è consigliato usarlo.  Maggiore è la notorietà del brand, maggiori sono le ricerche che il pubblico effettuerà per cercare il prodotto che stai vendendo. Operando in questo modo andiamo a considerare il nome della marca alla stregua, e sotto l’aspetto valoriale, di una parola chiave.

Per scegliere un buon titolo ti suggerisco prima di tutto di aver fatto la lista delle parole chiave che vuoi usare, una lista completa per quella scheda prodotto.  Poi dovrai separare le parole chiave che hai scelto in due classi:

  • quelle importanti, di ampio uso e rilevanti che metterai nel titolo
  • quelle meno importanti, più di nicchia che vanno nella sezione della scheda prodotto dedicata alle parole chiave oppure che troveranno spazio nella lista della scheda dell’elenco puntato.

Non dimenticare che il benchmarking con i titoli di prodotti a te concorrenti è fondamentale per una buona titolazione. Vedi quindi di individuare quelli più performanti e fatti ispirare da loro.

TOOLS DI OTTIMIZZAZIONE SUI CONTENUTI

Se vuoi servirti di tools per aiutarti a creare i contenuti ti segnalo Keyword Inspector che propone un’analisi delle parole chiave di trend oppure che permette di fare un reverse dagli ASIN per conoscere le parole chiave che sono state inserite nella scheda prodotto di altri concorrenti. Inoltre suggerirei il tool gratuito del Search Term Editor , disponibile in cambio di registrazione, che permette di compilare la scheda partendo da quella di un prodotto già esistente e che ti consente di eliminare i doppioni e di usare una volta sola le parole chiave facendoti risparmiare molto tempo nella compilazione

Keyword Inspector è ottimo per un’analisi della concorrenza; purtroppo si limita ai Marketplace Usa (.com), Germania (.de) e Inghilterra (co.uk).

In alternativa, potrai ottimizzare la scheda prodotto per la scelta di keyword rilevanti e che generano traffico usando il servizio Scribbles – Listing Optimization Tool , di Helium.  Il servizio lo puoi avere inizialmente gratuito con registrazione.

Ottimizzazione degli elenchi puntati nelle schede prodotto

Ci sono molte scuole di pensiero sulla pratica di ottimizzazione di una pagina per la SEO su Amazon. Ciò che però nei post sembra nessuno sia capace di ammettere, è che non c’è una regola principale, non c’è un metodo unico e non ci sono “modi perfetti” per portare a termine questo compito.

Il motivo principale è che gli ottimi, ovvero i valori da ottimizzare, dipendono dal parametro (o dai parametri) che si vogliono perfezionare e questi non sono sempre gli stessi passando da un prodotto all’altro.  Talvolta riguardano la sola visibilità, talvolta le probabilità di aumentare le conversioni, talvolta la percezione del valore che vogliamo trasmettere del prodotto, talvolta le sue qualità magari funzionali piuttosto che estetiche o prestazionali piuttosto che quelle che mettono in risalto la convenienza, e così via.  Inoltre, le singole schede prodotto, sono come cellule di un organo, fanno parte di un sistema e, soprattutto quando a catalogo si hanno vari prodotti simili vedrai che i contenuti vanno bilanciati fra schede diverse così, il compito di ottimizzare il catalogo o una sua sotto parte, deve tenere sempre conto di una visione generale e di insieme e questi aspetti, a maggior ragione, ti devono far riflettere se, a offrire quel prodotto sei solo tu o, se ci sono altri rivenditori.  Infatti, l’uno e l’altro caso, non ti sono affatto equivalenti.  Una “visione d’ insieme” del tuo catalogo la puoi avere solo se lo gestisci tu, da solo, ovvero solo se le schede dei prodotti le modifichi tu, se, invece, ne condividi la gestione con altri venditori che usano i tuoi stessi ASIN, rischi che te le modifichino compromettendo il tuo lavoro.

Il file inventario di Amazon ti permette di inserire fino a 5 elenchi puntati (Bullet Point).

Sfruttali per evidenziare le caratteristiche salienti e i punti di forza del prodotto, riprendendo i concetti importanti dal titolo e dalla descrizione. Un buon lavoro porta a creare una scheda armoniosa di facile ed immediata lettura che usa un linguaggio appropriato, incisivo, sintetico e, possibilmente originale.

Più che elencare i casi possibili di ottimizzazione degli elenchi puntati che sono presenti nelle schede prodotto, valuteremo alcuni casi specifici. Per iniziare ti mostro subito un elenco puntato di una coppia di prodotti, appartenenti ad un medesimo brand, che sono stati compilati in due modi diversi per ottimizzare le informazioni da mostrare ai potenziali acquirenti. Osserviamo subito, però, che proprio il caso che analizziamo è quello di un brand (SoBuy) che non vende i suoi articoli attraverso altri venditori, ma ne ha l’esclusiva.

Mettiamo a confronto i due elenchi puntati della sdraio come nelle immagini

vs-1-1

  • Materiale: legno(betulla)+Lamination Fabric(cover)
  • Il rivestimento è lavabile,capacità di carico:150kg
  • Con poggia gambe regolabile/Anti-scivolo/Lavabile
  • Ideale per momenti di relax, per l allattamento ecc..
  • Comodissima poltrona oscillante. Per farsi cullare
  •  ASIN: B013STFA2C

vs-1-2

  • Materiale: legno(betulla)+100% cotone
  • Capacità di carico:120kg, peso, 10kg
  • Con poggia gambe regolabile/poggiatesta/Organizer da appendere
  • Se hai qualche problema, contattarci via nostro e-mail [email protected]
  • Altre opzioni: link
  • ASIN: B013QQMYN0

e scopriamo che si somigliano, in parte sono ricavati da un copia incolla, ma gli ultimi due punti invece divergono in modo interessante.

Nella colonna di destra il merchant ha voluto aprirsi una strada per aumentare le probabilità di una conversione (a.k.a. vendita) con due indicazioni: una rinvia ad un link interno di Amazon che propone appunto l’altra sdraio che non è identica alla prima ma è più costosa e più solida.  Così facendo SoBuy ottimizza la possibilità di un up sell   Nella seconda colonna, invece, appare una casella email che riporta il nome di un dominio.  In questo senso il merchant ha voluto indicare, in modo indiretto un link esterno per indirizzare gli acquirenti a comprare fuori da Amazon.  Il sito dell’azienda, nella URL suggerita, in realtà non c’è … si trova invece qui http://sobuy-shop.de/ ma, credo, sia stata solo una svista.  Comunque il dominio è quello solo che nell’estensione .com non è on line, al suo posto c’è il .de

È una prassi frequente, proposta da molti seller, quella di cercare di deviare le vendite off channel, ovvero di pilotare il cliente a prendere contatto o a comprare su un owned media del brand e non sul portale che ha le più alte commissioni di vendita del mercato , Amazon, intendo

Spesso le aziende titolari di una marca che vendono in esclusiva su Amazon modificano i contenuti delle schede prodotto per indirizzare i clienti fuori dal sito e suggerire un acquisto sui loro siti di e-commerce.  Lo fanno in vari modi: indicando un numero di telefono (meglio se è un numero verde gratuito) oppure segnalando una casella di assistenza che porta il dominio del sito o anche con delle “frasi nascoste” che invitano a cercare altrove il prodotto.  Nessuna di queste pratiche però rispetta il regolamento di servizio di Amazon.

Cosa ci dovrebbe insegnare l’esempio che ci ha offerto SoBuy?

Il fatto che il fine supera, o almeno piega, i mezzi che ci vengono messi a disposizione.  Devi avere ben chiaro in mente cosa vuoi ottenere dalla scheda prodotto, e, in base agli obiettivi che hai fissato prima di iniziare a farla, scegliere con attenzione come crearla.  Per un’ottimizzazione SEO non perdere di vista l’uso distribuito nel titolo, nell’elenco puntato, e nel box per le parole chiave per inserire tutte quelle che ti servono dopo aver fatto una verifica sulla concorrenza ma non limitarti a questo. “Piega” i contenuti ai tuoi fini enfatizza le prestazioni, fai capire che l’articolo ha dei benefit importanti, fai risaltare le prestazioni, la qualità, le performances, aggiungi delle note sul brand e sulla costruzione.  Crea insomma, usando i vari punti della scheda, anche coinvolgimento ed interesse, ma non rinunciare a quelle pratiche che, volta per volta, su un prodotto ti permetteranno di raggiungere il tuo obiettivo.  Se vuoi che ti chiamino al numero verde, che ti inviino una email, che ti contattino trova il modo di farlo con discrezione.  Amazon non lo gradisce ma anche questa è l’arte di una scheda fatta bene.  Del resto devi per forza fare cosi se hai deciso di cercare di deviare delle vendite fuori dal gigante di Seattle.   Rammenta poi che la scheda è molto ampia perciò un informazione che vuoi sia letta è meglio ripeterla in punti diversi.

Sugli elenchi puntati abbiamo ancora qualcosa da dire? Certamente. Eccoti alcuni consigli ulteriori.

  • Nei testi non perderti dietro lunghi pensieri o frasi prive di un preciso scopo. Soprattutto se vendi all’estero e se il tuo prodotto sta nell’ ambito dell’arredo (intendo anche i complementi) o nell’abbigliamento o nella manifattura rammenta che la nota Made In Italy segna sempre un punto a tuo favore.  Se hai nel tuo mirino di esportare il tuo catalogo sugli altri Marketplace e sai già che non c’è la relativa scheda prodotto, ti suggerisco di pensare ad una testualizzazione che ti faciliti, poi la traduzione nelle altre lingue usate nei siti di Amazon su cui intendi vendere.
  • Rammenta che i contenuti dell’elenco puntato hanno un effetto nella SEO perciò usali anche come rampa di lancio delle tue parole chiave. Se usi delle key words nell’elenco puntato non ripeterle nel titolo o nella sezione della scheda dedicata alle parole chiave.
  • L’elenco puntato è il posto ideale per raccogliere più frasi sintetiche, al limite della semantica, però comunque di chiaro ed immediato significato, che mettono in luce i punti salienti del prodotto. Per esempio, se vendi una cover per tablet, oltre alle misure, vai a specificare la lista dei modelli (usa quelli più venduti) per cui è compatibile.  Ovviamente lo puoi fare nel titolo, come nell’esempio che segue,5675667
    ma lo puoi fare anche nell’elenco puntato, proprio come viene proposto qui.  In taluni casi ci può essere un modo ancora più conveniente di farlo: usare il titolo per i modelli (con la marca) piè venduti, e usare l’elenco puntato per una lista completa.  Ciò vale però solo se la stringa del titolo con la menzione dei modelli dovesse diventare troppo lunga o confusionaria.  Il fatto di aver inserito i modelli di compatibilità del tablet nel titolo ha lo scopo di aggiungere visibilità, mentre l’inserimento nell’elenco puntato è pensato per facilitare la lettura soprattutto a chi legge la scheda da mobile in modo che abbia quasi sotto gli occhi tutte le compatibilità senza dover scrollare la pagina.  Inserirle nel titolo ha lo scopo anche di far apparire nella lista delle SERP del pubblico che sta cercando un certo tablet (marca e modello o marca e misure) proprio la vostra cover e dunque favorire il cosiddetto cross sell. Prova a cercare per esempio: “Samsung Galaxy Tab 2” e ti accorgerai che la SERP ti mostrerà un numero maggiore di accessori che di offerte del tablet.  Se non hai ancora capito come mai il motivo è stato appena spiegato: molti prodotti nell’ambito degli accessori hanno, nel capo titolo, la menzione della parola chiave: “Samsung Galaxy Tab 2”.
  • Si possono usare nei titoli e negli elenchi puntati anche dei caratteri speciali. Almeno questa è la nostra esperienza sui Marketplace europei.  Su Amazon.com invece non è permessa tale pratica.  Se sei un brand o un seller e vuoi ottimizzare per i vari Marketplace europei le tue schede prodotto contatta il nostro team.
  • Rammenta che Amazon non è l’Avalon o la terra promessa ma una piattaforma che presenta vantaggi e svantaggi per i seller. Non perdere mai di vista i tuoi obiettivi che, in merito alle schede prodotto sono sempre almeno due: essere ben visibili e fare vendite. Il sito ti aiuta solo portando traffico il resto spetta a te.  Perciò devi massimizzare le conversioni, per farlo, è utile aggiungere in più punti il Call To Action (CTA) e anche l’enfasi che si traduce, il più delle volte, in inserti enfatici come certi superlativi o proposizioni comparative.  Eccoti qualche esempio che potrebbe funzionate su una borsa, uno zaino o una cover: il più capiente/versatile/resistente della categoria – la più vasta scelta di taglie della categoria – il prezzo più competitivo sul mercato – la marca che ha la più lunga tradizione nel settore – l’immancabile servizio di post vendita – unico per le possibilità di personalizzazione – certamente il miglior tessuto/materiale/ecc che il mercato propone, ecc.  Ecco delle frasi che vanno inserite ad arte, ma senza artifici, un po’ ovunque nella scheda, pur di dare l’impressione, al potenziale cliente che, o compra subito o perderà una grande occasione.

Ottimizzazione delle descrizioni nelle schede prodotto

E siamo arrivati alla Cenerentola di tutti i campi delle schede prodotto. La più trascurata, la più sottovalutata, la più bistrattata è quella della sezione nota come “Descrizione”. Talmente misconosciuta da lasciare che molte schede prodotto ne restino orfane.  Sbagliatissimo!

Il campo Descrizione ti permette di parlare dei prodotti in modo ampio e descrittivo, in altre parole seguendo le regole dello story telling.  Occasione imperdibile per narrare una storia che ha un solo fine: vendere! Certo pochi leggeranno il tuo testo ma quei pochi avranno buone probabilità di convertire.

E’ anche vero che potresti avere lo store Amazon sincronizzato con il tuo Ecommerce, allora potresti importare il campo descrizione da quello sul sito, però, è proprio questo il caso che ti deve far raddoppiare le precauzioni.  Infatti se vai a duplicare le descrizioni dal tuo sito, rischi di farti concorrenza da solo. Tra due schede duplicate, nella SERP di Google, la pagina di Amazon rischia di saltare fuori per prima, anche se la descrizione originale è sul tuo sito.  Perciò, una volta che decidi di sincronizzare il tuo catalogo di e-commerce con Amazon, rammenta di andare a modificare le descrizioni.  Altrimenti incappi in una formula di duplicate content che certo non farà del bene alla tua SEO organica.

Non rinunciare ad impiegare la descrizione per l’opportunità che ti viene data di menzionare alcune caratteristiche del brand: lo story telling è anche questo.

Devi sapere che il campo descrizione supporta le formattazioni dunque, usando degli editor HTML, potrai copiare un testo che ha neretti, elenchi puntati e numerati, ecc.; un’occasione assolutamente da non perdere! Osserva l’immagine che segue e noterai come risaltano le formattazioni rispetto al testo ordinario.

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Puoi usare Word To Clean, un semplice strumento on line  anche gratuito che ti permette di passare da un testo formattato in Word a quello in HTML, così lo potrai incollare direttamente nell’editor di Amazon.

A chi si domandasse: ok ma chi fa tutto questo lavoro? Ci sono marchi che lavorano così nel dettaglio? Oppure sono solo miraggi proposti in questo blog post? Ecco la risposta ovviamente c’è e ti indico un brand che, in assoluto, non perde un colpo su Amazon, ed è presente ovunque, in Giappone come in Usa benché sia originario della Germania.  La marca è la KAVAJ e la trovi su Amazon.com qui, oppure su Amazon.de qui

Puoi osservare nell’immagine che la marca ha ricevuto su Amazon.com ben 1206 recensioni e il punteggio è strabiliante 100% positive !

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Non ti spaventare, ma considera però anche il livello di committment che hanno certi seller e certi brand che operano all’interno del colosso di Seattle.  Come dicevo Amazon non è l’Eldorado, ci girano tanti soldi ma la piattaforma richiede impegno, disciplina, ordine e precisione, talvolta persino maniacale. Se non sei pronto ad accettare queste sfide non accarezzare neppure l’idea di diventare un seller. Se invece sei pronto al lavoro duro ti suggerisco di valutare di partecipare al nostro programma per vendere su Amazon.

Però dovresti anche interessarti della precisione e della qualità del customer service messo in campo da queste aziende.  Il caso di Kavaj è eclatante e probabilmente spiega anche il suo successo con oltre 500 mila vendite e quasi 20 milioni di fatturato che ha raggiunto in una manciata di anni.

Il campo descrizione è anche uno spazio in cui puoi aggiungere un finale con un Call To Action tanto per esortare il potenziale cliente a chiudere l’acquisto.

Ottimizzazione delle descrizioni nelle specifiche di prodotto

Molto usata in tutti gli articoli tecnici, ed in particolare nell’elettronica, la sezione delle Specifiche di prodotto è una sezione assolutamente e squisitamente dedicata all’informazione tecnica.  A stabilire la sua essenza c’è lo schema a tabella che impone testi brevi e ordinati.

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Assolutamente indispensabile completarla a dovere per l’elettronica perché serVe a rispondere alle domande del potenziale cliente ed evitare che abbandoni la scheda perché non trova una riposta immediata a ciò che cerca.  Queste sezione è meglio aggiornarla in funzione delle domande tecniche del pubblico. Specifica Qui tutto ciò che è utile per presentare le sue funzioni.

Ti suggerisco anche di inserire gli specifici attributi del prodotto in base alla categoria di appartenenza.

Questo servirà a migliorare l’indicizzazione e ti permetterà di farla trovare dagli utenti che restringono le loro ricerche attraverso i filtri di navigazione.

Ottimizzazione delle parole chiave di prodotto

Tutte le parole chiave che non hai usato nel titolo e che non hai messo nell’elenco puntato vanno aggiunte nel form che ti permette di listare le parole chiave.  Il pubblico non vede, sulla scheda prodotto quelle che inserisci però, ci sono dei software come Key Inspector che ti permettono di accedere alle parole chiave da remoto (sfortunatamente non funziona per Amazon.it) senza avere il log in in Seller Central.

Diverso il discorso per i seller che hanno un accesso al pannello di Seller Central , loro possono vedere le parole chiave inserite, e anche modificarle.  Nell’immagine a seguire ecco ciò che appare dal pannello di gestione.

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Un buon approccio alle parole chiave si compone di tre fasi:

  • si identifica una lista delle parole chiave che saranno più utili e cercate per il prodotto di cui si vuole ottimizzare la scheda
  • si scelgono quelle più rilevanti (di solito sono quelle che muovono più vendite attese) e si collocano nel titolo, possibilmente nella parte iniziale dello stesso (meglio se nei primi 80 caratteri spazi inclusi)
  • si copiano, solo le rimanenti, nel campo Parole Chiave del form o nell’elenco puntato.

Il processo sopra descritto suggerisce l’impiego di software specialistici di analisi della concorrenza – operativi sulla piattaforma di Amazon, non su siti esterni –  che usano le parole chiave per fare le proprie analisi. Se cerchi in servizio professionale di questo tipo, ti suggerirei di contattare il nostro team di esperti.

Poiché il pubblico non vede le key words che hai inserito, ciò ti permette di operare alcuni piccoli accorgimenti e persino dei “trucchetti”. Per esempio, potrai utilizzare dei comuni mispelling sul tuo marchio per non perdere gli utenti che sbagliano di scriverlo.  Se ti chiami Knorr potrai mettere Cnorr , Cnor e Knor, e andrai sicuro che la scheda verrà visualizzata.  I mispelling si possono usare per ogni parola rilevante….

Le parole chiave che inserisci non necessitano di essere separate dalla virgola.  Per facilitarti il lavoro ed evitare i duplicati potrai usare, come abbiamo già suggerito, il servizio di Helium 10 Scribbles Tool

Uno dei parametri per scegliere quali sono i prodotti da ottimizzare fra quelli che hai a catalogo, aumentando il numero e facendo anche un fine tuning delle parole chiave, lo trovi dentro il report delle attività aziendali noto come: “Vendite e traffico pagina prodotto” (utilizza quello per ASIN) che vedi sotto nell’immagine.

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Ti conviene ottimizzare quello che già vendi e che ti viene indicato nel report.  E’ infatti ciò di cui hai la buy box che va’ ottimizzato perché, se le visite aumentano dopo la SEO, aumenteranno anche i tuoi ricavi.  Ma, quasi sempre, l’incremento è progressivo tuttavia solo rarissimamente del tipo 1:1 perché è improbabile che tu sia il solo ad avere la buy box.

Invece, se decidi di ottimizzare una scheda prodotto per cui non hai mai ottenuto la buy box, non fai che regalare il tuo lavoro ad altri venditori.  Ovviamente questo vale nell’immediato.  Se invece operi per portare un prodotto in Buy Box, ed investi su di lui, allora anche l’ottimizzazione della scheda in termini di SEO è necessaria per il successo dell’operazione.

TIPS COMMERCIALI >>>>> Per decidere le schede da ottimizzare subito, ti suggerisco di partire da quelle che mostrano un numero più elevato di “Visualizzazioni di Pagina” che è una delle metriche che ti vengono mostrare nel report che ho appena segnalato.  Poiché assumo che su quelle schede hai vinto la buy box e che, ancora prima del processo di ottimizzazione, stanno facendo un certo traffico, ciò significa che sono viste spesso.  Quando le ottimizzi, sfruttando al meglio le parole chiave, aumenteranno ancora di più gli accessi soprattutto se il prodotto è simile a quello di altri brand e dunque beneficiando delle ricerche condotte dal pubblico per essi.  Se la visibilità della tua scheda aumenta, quel prodotto si porterà via delle vendite che, altrimenti (a parità di condizioni), andrebbero a vantaggio di prodotti simili ma di brand concorrenti.

Altra categoria di prodotti che sono dei sorvegliati speciali per il tuo account sono quelli che vendi più spesso.  Controlla la percentuale di buy box che ti viene assegnata e, se è elevata oltre il 25%, ottimizzando la scheda ci sarà un incremento di visibilità, dunque di vendite, un quarto delle quali avverranno a tuo favore.

Nell’ottica di rendere più visibili le schede prodotto fino a qui abbiamo ipotizzato una SEO su AMAZON con relativo incremento del reach organico. Ma si può fare di più con la pubblicità di Amazon.  Acquistando a pagamento, e ottimizzando le key word per le quali si vuole apparire nelle SERP, sempre tenendo sotto controllo i costi, stanziando un budget giornaliero prefissato per ogni prodotto, aumenterai molto la sua visibilità immediatamente e senza altro sforzo, oltre a quello economico, ovviamente.

Facciamo un esempio. Osserva l’immagine che segue che mostra i link sponsorizzati, essi appaiono in testa alla SERP, dopo aver cecato la stringa:

“macchina cialde caffe”

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Nel costruire una campagna, una delle difficoltà maggiori che si riscontrano, è quella di rendere pertinente il prodotto sponsorizzato non tanto per la parola chiave, quanto per la corrispondenza della fascia di prodotto.  Forse è più facile chiarire l’idea con un esempio.  Per semplicità utilizziamo ancora il caso sopra riportato per la macchina da caffè con cialde.  Se osservi la prima proposta, vedrai che il prezzo (675,00 euro) è assolutamente fuori media rispetto alla pagina che poi prosegue con la SERP e che riporto a seguire.  La proposta commerciale colloca l’offerta a 675 euro su un piano del tutto sovradimensionato rispetto alle macchine che sono nell’elenco e che vanno al marcato consumer, ovviamente con una quotazione ben inferiore pari persino ad un quarto di quella cifra!

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Per correggere si dovrebbe lavorare sulle parole chiave, dunque una via possibile consisterebbe nel cercare una maggior relevancy collocando la parola chiave in modo da diventare pertinente per ricerche che sono orientate ad un prodotto di alta gamma.  Si potrebbe ad esempio aggiungere, alla combinazione ““macchina cialde caffe”, il nome di brand che hanno la stessa linea di prodotti oppure aggiungendo un dettaglio ad esempio: “macchina caffe cialde in acciaio”

Nella maggior parte dei casi però le limitazioni imposte faranno calare moltissimo la rotazione dell’annuncio e, di conseguenza, anche i click giornalieri che riceve.  Chi ha spirito di osservazione potrà però notare, a questo punto, che l’annuncio espone, tanto la fotografia del prodotto quanto il prezzo perciò, si presume che chi lo clicca, lo faccia avvedutamente accettando, implicitamente, il fatto che è molto costoso.  Sappiamo, per esperienza, che non è esattamente cosi, tra l’effetto curiosità e, tra l’errore umano di colui che clicca senza aver osservato bene, l’incidenza percentuale di coloro che entreranno nella scheda sponsorizzata, senza un vero interesse, rappresenta sempre una quota importante dei click ricevuti.  E’ anche vero che il brand paga solo per i click effettivi e non per le impression, questo ottimizza, in linea di massima, il costo per ogni interazione.  Tuttavia ciò non ci evita di arrivare al solito dilemma: se rendiamo più affinata la rilevanza utilizzando parole chiave più specifiche, riduciamo drasticamente la visibilità degli annunci e spendiamo di meno ma raggiungiamo, purtroppo, un pubblico molto più ristretto.  Se invece lasciamo delle parole chiave pertinenti si, ma anche abbastanza generiche, produrremo molto traffico e avremo molta visibilità però sprecheremo più denaro. Allora cosa fare? Premesso che la classica risposta sarebbe: conduciamo un A/B test e scegliamo come è più opportuno muoversi, dobbiamo rinunciare a questa soluzione perché, altrimenti, per testare varie parole chiave spenderemmo più tempo e denaro di quello che realmente ci costa la campagna.  I consigli allora sono due:

  • aggiungi nella campagna alle parole chiave generiche delle parole chiave negative. Se posizioni “materassi memory” per una pubblicità, e il tuo prodotto è di media alta gamma, certamente ti converrà indicare, fra le parole chiave negative, il brand Ikea così da non apparire con il tuo prodotto quando il potenziale acquirente sta cercando un brand forte e allo stesso tempo, a basso prezzo.  Così ottimizzi i costi e vai incontro un target di pubblico più vicino a quello che può essere effettivamente interessato ad un prodotto più costoso.
  • Non limitarti a considerare il singolo caso, ovvero la campagna sul singolo prodotto, valuta la tua pubblicità in modo organico, considerala come un insieme, valuta se il tuo budget è limitato e devi per forza fare sacrifici per far stare dentro tutti gli annunci e limitare le parole chiave che ti portano a fare tanti click e poche conversioni. Dal pannello di controllo di Amazon dopo una settimana, massimo due, ti sarai fatto un’idea se la campagna su una singola scheda di mangia tutto il budget giornaliero e non converte.  Se non lo fa, chiudi la campagna e focalizzati altrove oppure, riadegui la campagna con parole chiave che diventano (anche con l’uso delle negative) ancora più specifiche e ripeti da capo il processo (rinse and repeat..)

Le vendite come boost della visibilità

Tutte quelle che abbiamo sin qui elencato sono operazioni di SEO che vanno ad ottimizzare la qualità della scheda prodotto.  Tuttavia Amazon non è on line per pettinare le bambole come si potrebbe dire se fossimo dentro un film.  Amazon vuole vendere.  Minori sono i tentennamenti e i cincischiamenti degli utenti sulle sue pagine e maggiori sono le possibilità di chiudere una vendita.  Ecco che, se siamo capaci di seguire il naso per gli affari del portale è ovvio che ci concentriamo su ciò che l’algoritmo farà, ovvero servire al pubblico la SERP che ritiene lo possa far convertire prima possibile. Solo così non corre rischi di perdere la vendita, dato che altri rischi non corre ,dal momento che se cambia seller (altra buy box dunque altro prodotto) non gli cambia nulla, posto che la commissione se la prende lo stesso.

In assoluto, ciò che migliora di più la visibilità di un prodotto, è la sua rotazione nelle vendite: più vende e più scala le SERP.  Lo storico delle vendite però non conta in modo perequato, sono le vendite recenti e la loro frequenza a pesare maggiormente, rispetto a quelle del passato.  A9, l’algoritmo pesa in modo diverso gli eventi recenti rispetto a quelli più datati.

Tutto ciò che fa incrementare il flusso delle vendite, come ad esempio le campagne sponsorizzate di prodotto o le offerte di prodotto, se hanno un effetto positivo sulle vendite, avranno anche l’effetto di far aumentare la visibilità della scheda nei risultati.  Ciò porta a concludere che la SEO ottiene maggiori risultati se operate usando una strategia composita e continuativa che mette opportunamente in atto le seguenti operazioni:

  1. Miglioramento dei contenuti della Scheda Prodotto (SEO organica come ho proposto qui, ma anche ottimizzazione per aumentare il tasso di conversione degli acquisti che passa attraverso tanto il copy quanto i contenuti forniti con le immagini)
  1. Attività di promozione PPC e con Offerte ma interne alla piattaforma di Amazon
  1. Attività di promozione da fonti esterne come il PPC di Google (e di Bing che suggerirei solo per il mercato Americano) e quelle possibili dai diversi Social Media, dunque attività di promozione esterne alla piattaforma di Amazon. Potresti usare SnagShout ma solo se vendi su Amazon.com.
  1. Incremento delle recensioni (positive, anzi necessariamente eccellenti e tendenti alle 5 stelle)
  1. Inserimento di Prime sul prodotto perché notoriamente facilita la sua vendibilità

Non tutti i brand sono strutturati per affrontare questi passaggi, e anche quelli che lo sono, spesso non hanno abbastanza risorse umane da poter dedicare a ottimizzazioni che cadono su piattaforme esterne perché preferiscono impiegare le proprie energie sugli owned media, meglio allora rivolgersi a degli esperti che hanno un provato curriculum di clienti soddisfatti in questo modo aumenterai immediatamente le vendite ed il fatturato senza doverti preoccupare di assumerti nuovi impegni con il tuo staff.

Ci sono sempre nuove idee, e sempre suggerimenti che ottimizzano il nostro lavoro. Se mi fossi dimenticato qualche altra possibile iniziativa per ottimizzare le schede prodotto su Amazon segnalamelo commentando il post. Partecipa alla conversazione.

  • Alice Di Donfrancesco

    Articolo davvero UTILE e super interessante e dettagliato! Se posso darvi un piccolo input..metterei link che si aprono in un’altra finestra perchè capita di voler aprire un link durante la lettura senza voler abbandonare il contenuto… Comunque Complimenti!